È veramente una rivoluzione. Per decenni, nei laboratori di tutto il mondo, brillanti scienziati si sono scervellati per capire il ruolo di una proteina, la S100B, scoperta circa 60 anni fa. Inizialmente si pensava fosse presente solo nel cervello, una sorta di vis nervosa, ma nel tempo è stata individuata anche in altre cellule e organi. Come il Dr. Jekyll, che è il vero volto di Mr. Hyde, questa proteina ha una funzione trofica originariamente molto studiata, che è stata indirizzata quasi esclusivamente ai risvolti patologici di un fenomeno. Infatti, a concentrazioni eccessive, la S100B è considerata patologica ed è stata utilizzata nella medicina come marker di traumi cranici, ancora oggi impiegato in diversi ospedali del mondo. Oggi, però, arriva un colpo di scena grazie a uno studio tutto italiano.
Il prof. Fabrizio Michetti, già Ordinario di Anatomia Umana e Direttore dell’Istituto di Anatomia Umana e Biologia Cellulare dell’Università Cattolica di Roma, in collaborazione con prof. Vincenzo Romano Spica, Ordinario di Igiene e Sanità Pubblica e Direttore del Laboratorio di Epidemiologia e Biotecnologie dell’Università di Roma “Foro Italico”, hanno fatto squadra per carpire altri segreti di questo mediatore cellulare.Era già noto che fosse nel latte materno, ma nessuno capiva perché. Oggi sappiamo che si trova anche in diversi vegetali e frutti molto diffusi, come le mele. Ma come funziona? La S100B è una proteina legante il calcio, abbondante nelle cellule gliali del sistema nervoso centrale.
Per anni è stata studiata per il suo doppio ruolo: a normali livelli, infatti, ha un effetto protettivo e trofico, stimolando la crescita e la riparazione neuronale. A concentrazioni elevate, diventa proinfiammatoria e tossica, contribuendo a malattie neurodegenerative. Il dato più sorprendente emerso dalla ricerca è che la S100B non solo è presente in alcuni alimenti, ma potrebbe anche interagire direttamente con il microbiota intestinale, ossia la popolazione di miliardi di batteri che regola digestione, sistema immunitario e benessere mentale attraverso l’asse intestino-cervello. Gli scienziati ipotizzano che questa proteina possa funzionare come un vero e proprio modulatore del microbiota, aiutando a mantenere un equilibrio sano tra i batteri intestinali.
Studi su modelli animali hanno dimostrato che la presenza di S100B correla con una maggiore biodiversità del microbiota, fattore essenziale per la salute intestinale e generale. Il fatto che S100B si trovi nel latte materno, ma anche quello di vacca, capre e pecore, fa pensare che essa possa contribuire al controllo sano dello sviluppo cerebrale sin dai primi giorni dopo la nascita. Il fatto che una proteina inizialmente studiata per il suo ruolo nel cervello possa avere un impatto così profondo sul metabolismo e sull’equilibrio intestinale apre scenari inediti per la ricerca. Se la S100B funziona come “nutrient driver”, ossia come un fattore alimentare capace di influenzare processi biologici essenziali, potrebbe avere implicazioni per svariate possibilità.
Innanzitutto come orchestratore della funzione del microbiota intestinale e questo è tutto dire: recita il dogma numero uno della medicina orientale che “la salute dell’uomo passa dall’intestino”. Secondo, dato che la maturazione immunitaria infantile parte dal dialogo tra microbiota intestinale e cellule immunitarie residenti, questo fa pensare che S100B sia un regolatore dell’immunità innata, che evita la comparsa di problemi autoimmuni futuri. Terzo, dato che la scienza è sempre più convinta che molte condizioni neurologiche e neurodegenerative abbiano la base dallo squilibrio del microbiota, da un lato S100B farebbe da guardiano della stabilità dei batteri residenti, dall’altro con un ruolo di mediatore neuroprotettivo diretto.
Tra l’altro i benefici sabbero estesi ad organi diversi dal sistema nervoso ed all’intestino: la S100B è noto essere presente anche in altri organi come rene, cartilagini, melanociti, cellule muscolari satelliti, pancreas e cellule immunitarie. Se confermata, questa scoperta potrebbe portare a nuove strategie nutrizionali per il benessere mentale e intestinale, aprendo la strada a diete mirate per migliorare la salute del microbiota attraverso l’assunzione di alimenti ricchi di S100B. Fra questi ci sono le mele, gli spinaci, le banane, l’alloro, la salvia, la giaca (frutto tropicale) e soprattutto il durian, frutto orientale dall’odore molto forte ma dalla polpa delicata e ricca di nutrienti ed antiossidanti.
- A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.
Pubblicazioni scientifiche
Michetti F, Romano Spica V. Nutrients 2025; 17(5):881;
Romano Spica V et al. Int J Mol Sci. 2024; 25:9813.
Michetti F, Clementi MF et al. Int J Mol Sci. 2023; 24:9605.
Gazzolo D et al. Biochim Biophys Acta 2003; 1619:209.
