martedì, Dicembre 16, 2025

Novel foods: una breve rassegna tra identità, legislazione e impatto socio-culturale

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I novel foods: cosa sono davvero i “cibi del futuro”?

Quando sentiamo parlare di insetti nel piatto, carne coltivata in bioreattore o proteine ottenute da microrganismi, la reazione va spesso dall’entusiasmo al disgusto. Ma, al di là degli slogan, che cosa dice davvero la scienza sui novel foods? Nell’Unione Europea un novel food è, in estrema sintesi, un alimento che non è stato consumato in misura significativa prima del 15 maggio 1997 e che rientra in una delle categorie previste dal Regolamento (UE) 2015/2283.

Le categorie sono ampie:

  • alimenti ottenuti da nuove fonti (es. alcune microalghe, insetti commestibili);
  • alimenti derivati da nuovi processi tecnologici (es. ingredienti prodotti tramite fermentazione di microrganismi ingegnerizzati);
  • alimenti costituiti da tessuti derivati da animali, piante, microrganismi (come la carne coltivata);
  • usi nuovi di alimenti già noti (per esempio concentrare o estrarre specifici componenti in quantità mai consumate prima).

Quindi novel non significa automaticamente “chimico”, “sintetico” o “OGM” (i prodotti geneticamente modificati hanno una normativa separata): significa semplicemente nuovo per la tradizione alimentare europea.

Come vengono autorizzati: la lente di EFSA

Dall’entrata in vigore del nuovo regolamento, l’iter è centralizzato: l’azienda presenta un dossier alla Commissione Europea.

La European Food Safety Authority (EFSA) valuta se il novel food è sicuro alle condizioni d’uso proposte, analizzando composizione, tossicologia, allergenicità, assorbimento, metabolismo, stabilità, ecc. Se il parere EFSA è favorevole, la Commissione inserisce il prodotto nella Union list dei novel foods autorizzati, con limiti di impiego e requisiti di etichettatura.

Nel 2017 la lista unione partiva con 125 voci; oggi siamo intorno ai 200 novel foods autorizzati, e l’elenco è in continuo aggiornamento. Nel 2024 EFSA ha aggiornato la propria guida scientifica per le richieste di autorizzazione, con particolare attenzione a proteine “novel” (insetti, microalghe, carne coltivata, ingredienti da fermentazione) e trasparenza dei dati.

Quali novel foods stiamo già incontrando?

Anche se non ce ne accorgiamo, alcuni novel foods sono già in commercio o “nascosti” nelle etichette. Qualche esempio emblematico:

Insetti commestibili

Larve di Tenebrio molitor (yellow mealworm), Locusta migratoria, grillo domestico (Acheta domesticus) e altre specie sono state autorizzate in diverse forme (intere, essiccate, in polvere, talvolta trattate con UV). L’EFSA ha pubblicato diversi pareri positivi sulla loro sicurezza come ingrediente, principalmente in prodotti da forno, snack, sostituti della carne.

Microalghe e macroalghe

Oli e polveri derivati da microalghe come Spirulina, Schizochytrium sp. o Odontella aurita sono stati autorizzati per arricchire alimenti di omega-3. In Europa esistono oltre 1.500 specie di alghe note, ma solo una parte è già stata inclusa come alimento o integratore.

Ingredienti da fermentazione “di nuova generazione”

Molecole come lattosio modificato, oligosaccaridi (HMOs), proteine o grassi prodotti da microrganismi ingegnerizzati tramite fermentazione di precisione entrano sempre più spesso nella lista, con funzioni che vanno dagli alimenti per l’infanzia ai prodotti “functional”.

Carne coltivata

Nel quadro normativo UE la carne coltivata rientra a pieno titolo nei novel foods. A oggi non ci sono ancora prodotti autorizzati sul mercato europeo, anche se è stata almeno presentata una domanda di autorizzazione; il dossier viene valutato come per ogni altro novel food. Alcuni Stati membri, come l’Italia, hanno introdotto leggi nazionali restrittive contro produzione e vendita di carne coltivata, invocando il principio di precauzione e la tutela del patrimonio gastronomico, mentre il dibattito scientifico sottolinea come il quadro novel food sia in realtà adatto a valutare questo tipo di prodotti.

Perché spingere sui novel foods?

Dietro ai novel foods non c’è solo curiosità tecnologica: ci sono problemi molto concreti. L’allevamento intensivo tradizionale ha un impatto pesante su suolo, acqua, emissioni di gas serra. Insetti, alghe e proteine fermentative possono offrire, almeno in teoria, più proteine per ettaro, con meno acqua e minori emissioni. Dunque, incentivo per la sostenibilità.

Molti novel foods sono progettati per correggere carenze specifiche (vitamina D da funghi trattati UV, omega-3 da microalghe, fibre prebiotiche da nuovi oligosaccaridi), o per offrire prodotti adatti a categorie vulnerabili come anziani e pazienti. Si ha quindi la possibilità di nutrizione mirata.

Per l’industria alimentare, infine, i novel foods sono un terreno di innovazione: nuovi ingredienti consentono di riformulare prodotti riducendo sale, zuccheri o grassi saturi, o di crearne di completamente nuovi. L’UE sta cercando di velocizzare e rendere più prevedibile il processo autorizzativo proprio per non perdere terreno rispetto a USA e Asia.

Rischi, limiti e domande aperte

Dal punto di vista scientifico, il fatto che un alimento sia “novel” non lo rende automaticamente più pericoloso, ma aumenta l’incertezza: mancano decenni di consumo tradizionale da cui trarre indicazioni. Per questo i dossier devono essere particolarmente dettagliati. Per gli insetti, ad esempio, EFSA ha evidenziato il rischio di reattività crociata con allergie a crostacei, acari della polvere e molluschi: chi è allergico a questi alimenti potrebbe reagire anche ai prodotti a base di insetti.

Microalghe e microrganismi possono accumulare metalli pesanti o produrre metaboliti indesiderati se le condizioni di coltura non sono controllate; la carne coltivata pone problemi nuovi su bioreattori, terreni di coltura, fattori di crescita. Tutto ciò deve essere valutato caso per caso. Molti novel foods, poi, non sono “cibi interi” ma ingredienti inseriti in prodotti industriali complessi.

Anche se il singolo ingrediente è sicuro, resta aperta la questione – ancora oggetto di studio – dell’impatto sulla salute di diete molto ricche di alimenti ultra-processati. Infine, non tutto ciò che è tecnicamente sicuro è socialmente accettato. L’esempio della carne coltivata (o degli insetti) mostra conflitti tra percezioni soggettive di “naturale” o “innaturale”, esigenze ambientali, interessi economici (allevatori, startup, industria) identità culturale e tradizioni culinarie.

Come orientarsi come cittadini e consumatori

In pratica, che cosa significa tutto questo quando facciamo la spesa? Per cominciare, i novel foods autorizzati devono essere indicati con il loro nome specifico e spesso con avvertenze (per esempio per gli allergici a crostacei e acari nel caso degli insetti). La trasparenza è parte del pacchetto di autorizzazione. Un novel food autorizzato, poi, ha alle spalle una valutazione di sicurezza molto più strutturata di tanti alimenti tradizionali.

Il fatto che “non si sia mai mangiato prima” in Europa è esattamente la ragione per cui viene studiato così a fondo. È legittimo rifiutare l’idea di mangiare insetti o carne coltivata: le scelte alimentari sono anche culturali. Ma è utile basare queste scelte su dati, non su paure vaghe (“pieno di chimica”, “ci stanno usando come cavie”) o su generalizzazioni del tipo “industriale = pericoloso”, che non trovano riscontro scientifico.

In sintesi

I novel foods non sono un blocco unico ma una costellazione di prodotti diversissimi, che vanno dagli oli di microalghe usati da anni nei latti formulati, alle farine di insetto, fino a prodotti ancora sperimentali come la carne coltivata. Il filo conduttore non è la fantascienza, ma la necessità di conciliare sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale, richieste del mercato e tutela della salute.

La scienza, attraverso strumenti come la normativa europea sui novel foods e le valutazioni di EFSA, prova a fare da filtro tra innovazione e rischio. A noi, come cittadini, spetta il compito di usare queste informazioni per scegliere in modo consapevole: magari assaggiando qualcosa di nuovo, ma sapendo perché è arrivato nel nostro piatto e quali domande la comunità scientifica si è posta prima di autorizzarlo.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica; e Dr. Danilo Ciciulla, Tecnologo alimentare e Auditor.

Riferimenti scientifici

EFSA release: Novel foods; Nov 11, 2025.

Garciarena IN et al. Future Foods 2025 Jun; 11:100661

EFSA release: Navigating Novel Foods: what EFSA’s updated guidance means for safety assessments; Sep 30, 2024.

ChemSafe release. Microalgae-Based (Novel) Foods in EU; Jul 16, 2024.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998; specialista in Biochimica Clinica dal 2002; dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ricercatore negli USA (2004-2008) alle dipendenze dell'NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la Clinica Basile di Catania (dal 2013) e continuo presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania (dal 2020). Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali. Medico penitenziario da Aprile 2024 presso la CC.SR. Cavadonna

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