Gli astrocitomi sono tumori cerebrali primari che possono formarsi nel cervello o nel midollo spinale. L’IDH, un gene che muta e si ritiene guidi la conversione delle cellule normali del cervello in cellule tumorali, è il fattore più comune che causa gli astrocitomi. Gli astrocitomi di grado 3 (precedentemente noti come astrocitomi anaplastici) sono tumori cerebrali primari aggressivi e di alto grado appartenenti alla famiglia dei gliomi, con un’incidenza di almeno 0,41 casi ogni 100.000 abitanti. In caso di recidiva, le opzioni terapeutiche sono limitate, con una sopravvivenza globale mediana di circa 7 mesi. Il glioblastoma è un diverso tipo di astrocitoma, più aggressivo (grado IV) e che non comporta mutazioni IDH.
L’Huntsman Cancer Institute dell’Università dello Utah ha partecipato a uno studio clinico che ha scoperto che un nuovo piano di trattamento combinato ha aiutato le persone con astrocitoma di grado 3 ricorrente, una forma aggressiva di tumore al cervello, a vivere più a lungo. Lo studio di Fase 3 di Orbus Therapeutics ha valutato l’efficacia e la sicurezza di un piano di trattamento che utilizza una combinazione del farmaco eflornitina, un composto che agisce inibendo l’enzima ornitina decarbossilasi (ODC), che serve alla proliferazione delle cellule tumorali, e della chemioterapia orale lomustina, un agente alchilante del DNA utilizzato per trattare diversi tumori cerebrali.
Lo studio internazionale ha arruolato 343 pazienti provenienti da 74 ospedali e cliniche in Nord America ed Europa, tra cui l’Huntsman Cancer Institute. Tutti i pazienti dovevano aver precedentemente ricevuto radioterapia e chemioterapia, oltre a presentare una recidiva della malattia dopo il trattamento. Inizialmente lo studio ha arruolato pazienti affetti da un tipo di tumore cerebrale chiamato astrocitoma anaplastico. Tuttavia, con il cambiamento delle definizioni mediche, lo studio ha finito per includere tre tipi di tumori cerebrali: glioblastoma, astrocitoma mutante IDH di grado 3 e astrocitoma mutante IDH di grado 4.
Nello studio STELLAR, il gruppo sperimentale di pazienti ha ricevuto eflornitina orale in combinazione con lomustina. L’altra metà, il gruppo di controllo, ha ricevuto la sola lomustina. Tra tutti i pazienti, lo studio non ha rilevato differenze nei tassi di sopravvivenza globale tra il gruppo di controllo e quello sperimentale. Inoltre, non si è riscontrato alcun beneficio dell’eflornitina nei pazienti con astrocitoma o glioblastoma con mutazione IDH di grado 4. Tuttavia, per i pazienti con astrocitoma con mutazione IDH di grado 3, il nuovo trattamento li ha aiutati a vivere molto più a lungo: circa 35 mesi rispetto ai 24 mesi del trattamento standard.
Il team ha anche considerato i tassi di sopravvivenza libera da progressione di ciascun gruppo, che misurano il tempo necessario affinché la malattia di un paziente peggiori dopo l’inizio del trattamento. Per i pazienti con astrocitoma o glioblastoma con mutazione IDH di grado 4, non si è registrato alcun miglioramento significativo. Tuttavia, come nei tassi di sopravvivenza globale, i pazienti con astrocitoma con mutazione IDH di grado 3 sottoposti alla terapia di combinazione hanno ottenuto risultati migliori. I pazienti trattati con la sola lomustina hanno avuto un tasso mediano di sopravvivenza libera da progressione di 7,2 mesi.
Nei pazienti sottoposti alla terapia combinata di lomustina ed eflornitina, la durata mediana è stata più del doppio, pari a 15,8 mesi. L’effetto collaterale più frequente è stato la soppressione midollare, che però è stata maneggiata con i trattamenti di recupero standard. I ricercatori ritengono che questo sia un importante passo avanti nella gestione (seppur palliativa) di questo mortale tumore.
- A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialist in Clinical Biochemistry.
Scientific references
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