sabato, Febbraio 24, 2024

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Calvizie: spuntano all’orizzonte dei potenziali rimedi artificiali e naturali

Potrebbe una soluzione alla perdita di capelli essere all’orizzonte? La calvizie può essere incredibilmente frustrante per uomini e donne. Di conseguenza ,per molti anni, gli scienziati hanno compiuto sforzi per trovare un modo per combatterlo. Nel corso dei secoli, nella ricerca di una cura per la perdita dei capelli, nessuna via è stata lasciata inesplorata – non importa quanto insolita. Ad esempio, nell’antico Egitto, dove si pensava che la calvizie prematura fosse una punizione degli dei, un rimedio consisteva nel massaggiare lo sterco di capra nel cuoio capelluto. Poiché le capre non perdono mai i capelli, questo trattamento avrebbe dovuto ingannare gli dei facendogli credere che l’individuo afflitto fosse, in effetti, una capra. Migliaia di anni dopo, le opzioni sono ancora limitate; ora ci sono due farmaci per la perdita dei capelli disponibili – minoxidil e finasteride – che hanno entrambi risultati misti e alcuni spiacevoli effetti collaterali tra cui disfunzione erettile e, paradossalmente, perdita di capelli.

Ad oggi, ricercatori del Centro per la ricerca dermatologica dell’Università del Manchester nel Regno Unito, sono alla continua ricerca di un farmaco per riempire questo vuoto farmaceutico. Si concentrano soprattutto sui farmaci esistenti che sono noti per essere ben tollerati. Sperano di trovare un composto che sia già sicuro per uso umano e che possa essere utile anche nel trattamento dell’alopecia androgenetica, che è anche conosciuta come calvizie maschile (sebbene possa colpire anche le donne). Un farmaco che ha suscitato il loro interesse è l’immunosoppressore ciclosporina A (CsA), usato per aiutare a prevenire il rigetto dei trapianti sin dagli anni ’80. E uno degli effetti collaterali di CsA è la crescita dei peli superflui. I ricercatori hanno preso questo come punto di partenza. Se è in grado di comprendere il problema della caduta dei capelli. Usando follicoli piliferi del cuoio capelluto umano isolati, hanno scoperto che CsA riduceva l’espressione di una proteina chiamata sFRP1.

Questa proteina è nota per inibire la crescita dei tessuti, compresi i follicoli piliferi. Questo spiega perché CsA promuove la crescita dei capelli; elimina efficacemente l’attività follicolare. Offre anche un nuovo meccanismo da sfruttare, perché c’è una certa conoscenza della via cellulare che coinvolgesFRP1. Così il team ha cercato un farmaco esistente che avrebbe interagito con questo percorso e, potenzialmente, incoraggiare la crescita dei capelli. Dopo una lunga ricerca, si imbatté in WAY-316606, un farmaco originariamente progettato per trattare l’osteoporosi. WAY-316606 si rivolge in modo specifico a sFRP1. Per verificare se il farmaco potesse funzionare, il team ha sperimentato con i follicoli dei capelli umani donati da 40 persone sottoposte a trapianto di capelli. Studi precedenti che avevano esaminato le proprietà di crescita dei capelli della Ciclosporina A avevano tratto conclusioni completamente diverse. L’applicazione del farmaco ha effettivamente incoraggiato la crescita di nuovi capelli nei campioni di tessuto.

Un altro gruppo di ricerca ha cervato di perfezionare il concetto usando una molecola che controlla un bersaglio leggermente diverso da quello della CsA. La molecola, battezzata RT175, lega un membro delle immunofiline cellulari coinvolte nella rigenerazione dei tessuti. Quando viene associata alla CsA stessa ed al classico minoxidil, la combinazione ha effetti superiori alla CsA stessa nel riparare la perdita di pelo in topi che lo avevano perso per esposizione alle radiazioni. L’effetto sembra diretto sulle cellule staminali dei melanociti presenti sulla pelle, le cellule che danno colorito a cute e capelli. Infine, alcuni ricercatori dell’Università di Behna in Egitto hanno provato l’infusione di pentossifillina su una coorte di 25 pazienti affetti da alopecia aerata. La pentossifillina è un farmaco antitrombotico e vasodilatatore che nelle prove è stato somministrato da solo o in combinazione con triamcinolone, uno steroide correntemente usato per trattare l’alopecia. La proporzione di pazienti con la combinazione ha avuto l’effetto migliore, seguita dai pazienti trattati con pentossifillina da sola e poi dallo steroide.

E chissà se curare l’alopecia potrà diventare un business “profumato” nel vero senso della parola. In via preliminare, ricercatori della Korea Yonsei University hanno scoperto che il nonanale promuove la proliferazione delle cellule della papilla dermica in modo dose-dipendente. Il nonanale è un idrocarburo aldeide ampiamente riportato in numerosi olii essenziali naturali, tra cui cannella, rosa, agrumi e pino. L’aroma ha aumentato i livelli intracellulari del mediatore adenosina monofosfato ciclico (cAMP) e l’espressione di vari geni di fattori di crescita, come il fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), il fattore di crescita dei cheratinociti (KGF) e il fattore di crescita insulino-simile 1 IGF-1). Non è un caso isolato: qualche anno fa un altro gruppo indipendente di ricercatori ha dimostrato che un effetto simile ce l’ha pure l’olio essenziale di sandalo. La preparazione, battezzata Sandalore, è risultata agire specificamente attraverso il recettore OR2AT4, che permette alle cellule olfattive di sentire gli odori. L’effetto era assolutamente mirato, perché se si aboliva geneticamente il recettore dai follicoli le cellule non crescevano più.

Servono ulteriori studi al riguardo, ma non sarebbe una cattiva idea se un giorno si elaborasse una crema o unguento farmacologicamente attivo, in cui l’eccipiente profumato sia in grado di fare la stessa cosa del farmaco. Il classico prendere due piccioni con una fava.

a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Park S et al. Int J Mol Sci 2020 Oct 28; 21(21):8054.

El-Tawel AA et al. J Cosmet Dermatol 2019; 18(2):602.

Hawkshaw NJ et al. PLoS Biol. 2018; 16(5):e2003705.

Chéret J, Bertolini M et al. Nat Commun 2018; 9(1):3624.

Xing Z, Ni Y et al. DNA Cell Biol. 2017; 36(5):347-353.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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