Home BIOMEDICINA & SALUTE Psoriasi: nuovo spazio alle terapie biologiche che funzionano

Psoriasi: nuovo spazio alle terapie biologiche che funzionano

Novità dal mondo della psoriasi, un problema che affligge milioni di persone in tutto il mondo. La terapia biologica potrebbe essere la risposta definitiva per questa condizione, soprattutto perché ci sono forme particolari di psoriasi che possono essere anche pericolose per la vita e che non rispondono sempre a farmaci classici come gli immunosoppressori. Ad esempio, la psoriasi pustolosa generalizzata (GPP) è una malattia potenzialmente letale che può essere attribuita a mutazioni del gene IL36RN in un sottogruppo di pazienti. Le prove che depongono per una reazione autoimmune nell’insorgenza di questa condizione sono: mutazioni di perdita di funzione nell’antagonista del recettore dell’interleuchina 36 (IL36RN), un inibitore dell’immunità innata nella pelle; e l’efficacia terapeutica del blocco dell’interleuchina 1 (IL-1) in un sottogruppo di pazienti con GPP. Due anticorpi monoclonali diretti contro IL-17A (secukinumab, ixekizumab) e un anticorpo contro il recettore IL-17 (brodalumab) sono stati approvati per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa.

In piccoli studi, gli antagonisti dell’interleuchina (IL)-17A e IL-17RA si sono dimostrati efficaci nei pazienti con psoriasi pustolosa generalizzata. Una squadra di due università tedesche (Bonn e Gottinga) ha identificato sette pazienti che hanno ricevuto gli antagonisti IL-17A secukinumab (sei casi) o ixekizumab (un caso) in due centri dermatologici. Tutti i pazienti hanno mostrato una risposta clinica buona o eccellente. La terapia anti-IL-17A è stata ben tollerata e continua in tutti i pazienti dopo una durata media della terapia di 13 mesi. L’analisi dello stato di mutazione IL36RN è stata eseguita in sei pazienti, un paziente ha riportato una mutazione eterozigote, mentre gli altri cinque pazienti non hanno mostrato una mutazione del gene. Questo è il primo rapporto di un trattamento di successo dei pazienti con GPP senza mutazioni di IL36RN che rispondono alla terapia con agenti anti-IL-17A.

Brodalumab (Kyntheum®) è un anticorpo monoclonale anti-IL-17RA disponibile per l’uso in pazienti con psoriasi a placche da moderata a severa. Negli studi di fase III AMAGINE in questa popolazione di pazienti, 12 settimane di terapia di induzione con brodalumab sottocutaneo è risultata superiore al placebo in termini di percentuale di pazienti con un miglioramento ≥ 75% del punteggio dell’indice di area e gravità della psoriasi. L’anticorpo è risultato superiore anche all’ustekinumab per PASI 100 (cioè completa clearance della pelle) alla settimana 12. Risultati relativi alla qualità della vita (HR-QOL) sono migliorati significativamente con brodalumab rispetto al placebo. Inoltre, il brodalumab è risultato più efficace del placebo in pazienti con psoriasi ungueale o del cuoio capelluto difficili da trattare ed è stato ben tollerato. L’efficacia è stata mantenuta e il brodalumab è rimasto ben tollerato durante le 52 settimane di terapia di mantenimento.

Un altro gruppo del Dipartimento di Dermatologia, Asahikawa Medical University, Asahikawa, in Giappone, ha testato la possibilità di utilizzare il marker sierico TARC come indicatore per la riduzione della terapia biologica. Il livello sierico di TARC è stato misurato in 70 pazienti psoriasici presso l’Università di Medicina di Asahikawa, ed è stata analizzata una correlazione di TARC e la gravità delle lesioni cutanee. Facendo riferimento al livello sierico di TARC, i pazienti psoriasici sono stati divisi in due gruppi. Una è una popolazione in cui il livello sierico di TARC è correlato positivamente con la gravità delle lesioni cutanee; l’altra è una popolazione con bassa gravità psoriasica e alto livello di TARC. Tra i vari agenti di terapia biologica, il gruppo trattato con secukinumab, un agente anti-interleuchina (IL)-17A, ha mostrato un livello di TARC significativamente più alto rispetto al gruppo trattato con agenti anti-fattore di necrosi antitumorale (es. Etanercept).

Le terapie biologiche, essendo più vicine e compatibili alla “radice naturale” del problema, potrebbero rappresentare una via di cura ottimale per questa condizione.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Publicazioni scientifiche

Shibuya T et al. J Dermatol. 2018; Apr 14.

Wilsmann-Theis D et al. J Dermatol. 2018; Apr 14.

Zachariae C et al. J Am Acad Dermatol. 2018; Apr 10.

Nash P et al. Rheumatol Ther. 2018 Mar 31.

Blair HA Drugs. 2018 Mar; 78(4):495-504. 

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it

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