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JN.1: breve identikit della variante evasiva del coronavirus che potrebbe diventare stagionale/annuale

Il coronavirus SARS-CoV2, l’agente patogeno eziologico della pandemia di COVID-19, è un virus respiratorio appartenente alla famiglia dei beta-coronavirus umani. Molte varianti di SARS-CoV-2 con una migliore capacità immunitaria sono emerse durante la pandemia e hanno innescato diverse ondate pandemiche distinte in tutto il mondo. La variante omicron di SARS-CoV-2 è emersa per la prima volta in Sud Africa alla fine del 2021. Il lignaggio BA.2 era uno dei principali lignaggi discendenti di omicron che mostrava trasmissibilità e infettività significativamente più elevate. Il BA.2.86 è un notevole lignaggio discendente di BA.2 emerso nel 2023. Questa variante ha un numero maggiore di mutazioni della proteina spike rispetto alle varianti emerse in precedenza.

Secondo la previsione prospettata da un team di scienziati sulla base della carta d’identità molecolare, JN.1 diventerà in brevissimo tempo la variante COVID dominante in tutto il mondo. Derivata dalla omicron 2 (BA.2.86), è emersa a fine 2023 e per alcuni scienziati potrebbe rappresentare un punto di svolta per il virus della stessa portata che ebbe Omicron. Questa variante è risultata essere infatti distinta filogeneticamente dalle varianti XBB circolanti (su cui sono basati anche i vaccini aggiornati attualmente in uso), inclusa Eris (EG.5.1) ed HK.3, che a novembre scorso era già uno dei lignaggi XBB con il più alto vantaggio di crescita. Non a caso, a fine novembre 2023, JN.1 aveva già superato HK.3 in Francia e Spagna.

Fra le varie mutazioni possedute dalla proteina Spike di questa variante, quella denominata L455S è quella che sembra permetterle la maggiore evasione immunitaria, che la fa diffondere al ritmo di una regolare influenza, mischiandosi per sintomatologia e periodo di incubazione. In uno studio appena pubblicato su EuroSurveillance, gli scienziati hanno studiato le potenze di fuga immunitaria dei recenti JN.1, BA.2.86 e delle varianti precedenti. Gli scienziati hanno raccolto campioni di siero da un totale di 39 individui sani vaccinati e esposti alla SARS-CoV-2 e hanno valutato i titoli di neutralizzazione del virus in questi campioni rispetto a sette diverse varianti virali, tra cui B.1, BA.2, BA.5, XBB. 1.5, EG.5.1, BA.2.86 e JN.1.

La valutazione dei titoli di neutralizzazione ha rivelato la più alta reattività neutralizzante contro le varianti ancestrali B.1, seguite dalle varianti BA.2 e BA.5. Ciò è dovuto all’immunità pre-esistente anti-SARS-CoV2 indotta dalla vaccinazione COVID-19 o da una precedente infezione da coronavirus. Rispetto alla variante B.1, le varianti XBB.1.5 ed EG.5.1 hanno mostrato una riduzione della neutralizzazione di circa 15 volte. Inoltre, non è stata osservata alcuna reattività neutralizzante rilevabile contro queste varianti in 12 partecipanti su 39. Per la variante BA.2.86, la riduzione dei titoli neutralizzanti è stata di 20 volte rispetto alla variante ancestrale B.1. Rispetto alla variante BA.2.86, la variante JN.1 non ha mostrato un’ulteriore riduzione dei titoli neutralizzanti.

L’indagine, nel complesso, ha rilevato che entrambe le varianti BA.2.86 e JN.1 hanno capacità di fuga immunitaria comparabili. Entrambe le varianti hanno una capacità significativamente più elevata di sfuggire all’immunità anti-SARS-CoV2 preesistente rispetto alle varianti precedenti. Ciò potrebbe spiegare la recente predominanza delle varianti BA.2.86 e JN.1. Tuttavia, una maggiore idoneità immunitaria potrebbe non essere la ragione del recente aumento dei casi JN.1, poiché la variante non ha alcuna capacità di fuga immunitaria aggiuntiva rispetto alla variante BA.2.86. Possibilmente, ci sono ancora dei dettagli molecolari che sfuggono agli scienziati o dei determinanti genetici e immunologici sconosciuti, ma le premesse che questa variante si manifesterà in futuro come una influenza annuale ci sono già.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

Jeworowski LM et al. Euro Surveill. 2024; 29(2):2300740.

Quarleri J, Delpino MV, Galvan V. Geroscience. 2024 Jan 10.

Kaku Y et al. Lancet Infect Dis. 2024 Jan 3:S1473-3099(23)00813-7.

Planas D, Staropoli I et al. bioRxiv. 2023 Dec 6:2023.11.20.567873.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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