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I nuovi biomarkers per predire i problemi cardiaci nell’artrite reumatoide: i dati da esperienza clinica pura

L’artrite reumatoide (ARE) è associata ad un aumento del rischio di malattie cardiovascolari. Tuttavia, valutare il rischio cardiovascolare è difficile nei pazienti con artrite reumatoide perché le valutazioni cliniche standard basate su fattori come età, colesterolo e abitudine al fumo tendono a sottostimare il rischio cardiovascolare nei soggetti con artrite reumatoide. Il coinvolgimento cardiovascolare è una delle principali cause di mortalità nella ARE. Le manifestazioni cardiovascolari della ARE comprendono aterosclerosi accelerata, insufficienza cardiaca, pericardite, miocardite, endocardite, noduli reumatoidi e amiloidosi. L’infiammazione è un importante mediatore della disfunzione endoteliale ed è un fattore chiave del rischio cardiovascolare e delle complicanze nei pazienti con ARE. La tempestiva identificazione delle cardiopatie nei pazienti con ARE è essenziale per una gestione e un trattamento appropriati.

In un nuovo studio pubblicato sul Journal of American Heart Association, un gruppo di ricerca guidato da reumatologi e cardiologi del Mass General Brigham ha identificato sei biomarcatori del sangue associati al rischio cardiovascolare nei pazienti con artrite reumatoide e le cui misurazioni hanno migliorato la capacità dei ricercatori di predire un futuro aumento dell’infiammazione arteriosa. I biomarcatori hanno il potenziale per valutare clinicamente il rischio di malattia cardiovascolare di un singolo paziente, ma sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se sono associati a eventi cardiovascolari come infarto o ictus. Per identificare i biomarcatori specifici del rischio cardiovascolare per l’artrite reumatoide, i ricercatori hanno assemblato un pannello di 24 biomarcatori candidati che in precedenza avevano dimostrato di essere associati all’ARE e all’infiammazione sistemica.

Quindi, hanno misurato la concentrazione di questi biomarcatori in 109 pazienti con artrite reumatoide che stavano prendendo parte a uno studio clinico randomizzato (il TARGET Trial) per confrontare l’efficacia di due diversi trattamenti per l’artrite reumatoide nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. I ricercatori hanno misurato i biomarcatori all’inizio dello studio e sei mesi dopo, effettuando ogni volta l’imaging delle arterie dei pazienti per valutare la loro infiammazione arteriosa (un indicatore di rischio cardiovascolare). Sei dei 24 biomarcatori erano associati ad un aumento del rischio cardiovascolare e il loro utilizzo in modelli predittivi ha migliorato la capacità dei ricercatori di prevedere gli aumenti dell’infiammazione arteriosa rispetto agli indici clinici standard come il Framingham Risk Score, che si basa su fattori quali età, sesso, colesterolo, pressione, diabete e fumo.

I valori basali dei sei biomarkers (proteina C-reattiva, amiloide A sierico, osteoprotegerina, recettore solubile 1 del fattore di necrosi tumorale, adiponectina e YKL-40) erano associati a cambiamenti significativi nel rapporto target/fondo. Ora, il team sta lavorando per testare questi biomarkers in una coorte più ampia e a lungo termine di pazienti con artrite reumatoide, il Brigham and Women’s Rheumatoid Arthritis Sequential Study (BRASS), che ha seguito oltre 1.000 pazienti con artrite reumatoide dal 2003. Lo studio di follow-up consentirà ai ricercatori non solo di testare le associazioni tra i biomarcatori e l’infiammazione arteriosa, ma anche di valutare se i biomarkers possono predire futuri eventi cardiovascolari come infarto o ictus cerebrale.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

Solomon DH et al. J Amer Heart Assoc. 2024 Feb 28:e032095.

Sanghavi N, Ingrassia JP et al. Cardiol Rev. 2024; 32(2):146.

Erre GL, Chessa I, Bassu S et al. Sci Rep. 2024; 14(1):3964.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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