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La solitudine adolescenziale e giovanile in tutto il mondo: diamo la colpa agli smartphone e ai socials?

A partire dall’inizio del 2010, la solitudine, la depressione e l’autolesionismo sono aumentati notevolmente tra gli adolescenti, in particolare tra i ragazzi. Ma perché proprio più i ragazzi e non le ragazze? Apparentemente i ragazzi perché sembra che non gli manchi nulla da un punto di vista materiale, eppure rincorrono sempre quello che non hanno, un ideale che non esiste che li rende perennemente insoddisfatti e gli lascia con quel “vuoto interiore” che non riescono a colmare. L’adolescenza è di per sé un’età dove si mette in discussione la certezza della propria evoluzione e questo aspetto porta ad insoddisfazione di sé stessi e del proprio corpo, influenzandone l’umore e il benessere psicologico. Troppo spesso questi ragazzi subiscono una forte pressione sia sociale che “social”, crescendo in un ambiente che esaspera la perfezione attraverso modelli e stereotipi, irraggiungibili nel 99% dei casi, in cui sembra impossibile essere normali.

Anche le ragazze non sono esenti da queste influenze, ma per il sesso femminile c’è di fondo una maggiore robustezza di carattere e la maggiore opportunità di confrontarsi con le coetanee, cosa che tra i ragazzi è minore per via della competitività. La solitudine scolastica (intesa come isolamento personale) è un predittore consolidato di scarso benessere e depressione tra gli adolescenti, che a loro volta si associano a una ridotta qualità della vita e a minore rendimento scolastico. Alcuni hanno ipotizzato che l’aumento della solitudine e della depressione adolescenziale a partire dal 2012 possa essere collegato al crescente utilizzo di smartphone e social media, dato che il loro utilizzo tra gli adolescenti ha raggiunto una massa critica all’inizio degli anni 2010. Alcuni studi hanno scoperto che le persone che trascorrono più ore sui media digitali hanno maggiori probabilità di sentirsi sole, mentre altri studi trovano solo un effetto piccolo o nullo.

Dato che i media digitali non producono tanta vicinanza emotiva quanto l’interazione di persona, il risultato potrebbe essere proprio la maggiore diffusione di solitudine negli ultimi anni. L’interazione sociale coinvolge un gruppo, non solo un individuo, e l’adolescente medio nel 2018 ha avuto meno opportunità di socializzare di persona e più opportunità di socializzare online rispetto all’adolescente medio nel 2000. Pertanto, a livello di gruppo, hanno avuto meno opportunità di interazione sociale di persona che protegge dalla solitudine e più opportunità di usare il loro smartphone. Questi cambiamenti delle norme sociali possono avere un impatto enorme sugli adolescenti, non importa quanto o quanto poco utilizzino personalmente Facebook, Whatsapp e congeneri. Ad esempio, i social media possono aumentare il senso di mancanza sia quando gli adolescenti non lo usano (poiché vengono tagliati fuori dalla comunicazione) sia quando lo usano, poiché possono sentirsi esclusi (o potrebbero essere vittime di cyberbullismo).

Tutte queste esperienze possono portare a sentimenti di solitudine e tutte erano rare prima del 2010, quando solo una minoranza di adolescenti utilizzava i social media ogni giorno. Nel 2016, tuttavia, oltre l’83% degli adolescenti americani li utilizzava ogni giorno. Inoltre, gli smartphone possono interferire con le interazioni di persona attraverso il “phubbing”. Questo fenomeno è l’ignorare chi ci parla per guardare il proprio telefono, qualcosa che chiunque può sperimentare ogni giorno in qualunque contesto sociale, dagli ambienti scolastici al lavoro, fino alle riunioni con amici e persino nelle riunioni di famiglia che avrebbero come scopo quello di farci proprio staccare da essi ed interagire fra noi. Questo potrebbe spiegare benissimo perché l’accessibilità degli smartphone può smorzare il godimento delle interazioni sociali di persona tra i gruppi, che a loro volta possono portare a sentimentidi solitudine.

In ambito scolastico, in particolare, gli smartphone possono indurre gli studenti a conversare tra loro meno spesso, o ad interrompere le conversazioni faccia a faccia per guardare i telefoni. Questi effetti possono verificarsi indipendentemente dal fatto che un individuo utilizzi uno smartphone o meno, purché lo facciano gli altri membri del gruppo. Altri fattori a livello di gruppo possono essere operativi e devono essere considerati anche loro. Tutti si ricordano della crisi finanziaria globale iniziata nel 2008, proprio mentre anche la proprietà degli smartphone ha iniziato a diffondersi. Pertanto, qualsiasi tentativo di identificare le cause dell’aumento della solitudine deve giudicare tra queste due. Dati i collegamenti tra disoccupazione dei genitori e scarso benessere degli adolescenti, la solitudine dovrebbe essere alta quando l’economia non sta andando bene.

Le questioni economiche sono state specificatamente suggerite come causa dell’aumento della depressione adolescenziale, assieme alla co-occorrenza di indicatori di performance economica, come il tasso di disoccupazione. Anche altre variabili economiche come la disuguaglianza di reddito possono essere importanti. È riportato da studi dedicati che la felicità era inferiore quando la disuguaglianza di reddito era maggiore, anche durante i periodi di crescita economica. Quindi, in conclusione, la colpa probabilmente è da imputare all’eccessivo uso di smartphones giovanile. Che ci siano state crisi finanziarie e altre transizioni politiche o sociali negli ultimi 15 anni, potrebbe essere solo circostanziale o una coincidenza. Come possiamo far uscire inostri ragazzi da questo tunnel “virtuale” ma non troppo? Tanto per cominciare si potrebbero coltivare le relazioni sociali e consolidare le amicizie più strette.

Ritornare ai vecchi modi di relazionarsi che avevamo 40 anni fa non significa regredire dal punto di vista tecnologico o culturale. Ci sono cose che vanno dette in faccia, di presenza e questa redazione scientifica non potrebbe mai immaginare il modo in cui il proprio figlio possa dichiararsi ad una eventuale “fidanzatina” tramite un’email o con un post su Instagram.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Cauberghe V et al. Cyberpsyc Behav Soc Network 2020; 24:250.

Twenge JM et al. J Appl Social Psychology 2020; 50:363–367.

Orben A, Przybylski AK. Nat Human Behavior 2019; 3:173–182.

Viner RM et al. Lancet Child Adolesc Health 2019; 3:685–696.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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