La dipendenza affettiva: fenomeno sociale in aumento

Articolo a cura della Dott. Giorgia Ettaro – Medico Chirurgo-Psicoterapeuta Specialista in Farmacologia Clinica.

“L’amore è un processo circolare, che coinvolge due persone e arricchisce sempre l’umanità di entrambi: un processo reciproco di attenzioni e gratificazioni che consente ad entrambi di maturare il loro potenziale, non è lo sforzo di unire due entità separate, è piuttosto la rivelazione della loro unione intrinseca pregressa, e la tensione dialettica che la allenta e la mette in crisi per riorganizzarla a sempre nuovi livelli” (G. Ghezzani).

dipendenza-affettivaIn quest’epoca moderna il nostro sentire è fortemente condizionato dall’io, tanto da farci pensare che l’amore sia lo sforzo di unire due “Io”, cioè due entità distinte, perché siamo abituati a pensare in termini egoici. Mentre se pensassimo in termini di unità collettiva allora potremmo comprendere che la coppia amorosa è un “io duale”. Se immaginiamo un branco animale o la moltitudine umana coesa, loro pensano e agiscono grazie ad un sistema neuropsicologico comune, generato da interazioni di gesti, odori, suoni e media comunicativi che inducono in ciascun individuo la produzione delle stesse sostanze chimiche e il disegno di identiche mappe neurali, anche per la coppia vale lo stesso.

La coppia sente e pensa mediante mappe neurali identiche, attivate da un flusso di comunicazione continuo e ricorsivo, dunque ciò che a noi appare come un composto di entità separate potrebbe essere considerato come una singola unità interconnessa.
Già dalla fine degli anni ’80 si iniziò a parlare di dipendenza affettiva, uno stile di relazione caratterizzato da un drammatico e ossessivo desiderio amoroso.

Chi soffre di questa condizione ama con intensità il partner designato anche nel caso in cui quest’ultimo frustri, rifiuti o persino sfrutti il sentimento di cui è fatto oggetto.
Più l’amato si sottrae, più la passione si esaspera: l’innamorato non riesce a prendere atto del reale stato delle cose, dei reali sentimenti della persona desiderata e vive il suo amore oscillando di continuo fra l’illusione e la delusione.

Prima di prendere in considerazione la dipendenza “patologica”, dovremmo parlare di una dipendenza “sana” o “naturale”. Per “dipendenza naturale” intendiamo quella caratteristica di base per la quale l’individuo umano necessita di una controparte umana per esistere, crescere e definirsi. Ogni condizione di dipendenza ha dunque una base sia biologica che psicologica. Se consideriamo l’esigenza del neonato di dipendere dal mondo adulto è naturale e necessaria e da essa origina non solo l’interdipendenza sociale, ma ogni forma di dipendenza, compresa la dipendenza affettiva. Poiché non è nella condizione di vivere senza dipendere da qualcuno, il bambino di fatto si “innamora” di coloro che lo accudiscono.

Per molti anni una millenaria miscela di autoritarismo adulto e di “illusionismo sociale”, ha fatto si che ai bambini siano state destinate una certa quantità di “favole”, ciò ha fatto si che l’innamoramento resti cieco, sostenuto da una fiducia pressoché illimitata.

Lo sfruttamento della dipendenza, originaria a fini di conformismo sociale, crea nelle soggettività umane quel principio di obbedienza che è così importante nell’analisi tanto dei fenomeni di organizzazione sociale quanto nella genesi della psicopatologia.

Necessario alla sua sopravvivenza, l’innamoramento cieco del bambino nei confronti dell’adulto è rinforzato da stimoli edonici, prodotti da secrezioni ormonali.
Scrive il neurobiologo francese Pierre Karli:
“Nella elaborazione dello stato affettivo del ‘conforto sociale’ e dei comportamenti di affiliazione, hanno un ruolo molto importante i sistemi oppiacei che liberano morfine endogene. Verosimilmente si può pensare che certe forme di attaccamento sociale si creino, almeno in parte, in seguito ai contatti corporei che provocano la liberazione di sostanze oppiacee. In tutti i casi di ‘sconforto’ o di ‘miserevole privazione’ dovuti a una separazione, la somministrazione di un agonista dei recettori oppiacei ristabilisce lo stato affettivo del conforto sociale”.

Karli definisce qui una legge di ordine generale, valida tanto per i bambini quanto per gli adulti. Egli dice che il legame di reciproca dipendenza è favorito da vere e proprie “droghe” prodotte dall’organismo che connotano di piacere il rapporto. Di conseguenza, dove il legame manca, si avvia una “crisi di astinenza” la cui base è la stessa delle crisi che caratterizzano la dipendenza da sostanze chimiche. Ogni individuo umano, infatti, dispone di ampi margini di separazione sia dal partner che dal sistema sociale di riferimento e il loro buon uso gli consente di dar luogo alprocesso di individuazione, il naturale percorso di sviluppo psicologico che accompagna ogni individualità.
Per essere sana una dipendenza deve essere funzionale per entrambi e libera da vincoli che limitino il benessere di ciascuno, mentre si definisce patologica non solo quando è priva di reciprocità ma anche quando il dipendente necessita di una persona o di un sistema sociale di riferimento in modo obbligato, rigido e costrittivo.
La dipendenza affettiva o dipendenza emozionale, si presenta quando le manifestazioni d’affetto e d’amore verso una persona assumono caratteristiche tipiche della dipendenza, in cui ciò che l’ha determina è la relazione di coppia, con tutti i sintomi negativi che ne derivano rappresentati da :

1) terrore dell’abbandono e della separazione, 2) evidente mancanza di interesse per sé e per la propria vita, 3) paura di perdere la persona amata, 4) devozione estrema verso il partner, 5) gelosia morbosa, 6) isolamento, 7) incapacità di tollerare la solitudine, 8) assenza totale di confini con il partner (simbiosi), 9) paura di essere sé stessi, 10) senso di colpa e rabbia.

La dipendenza affettiva può essere considerata a tutti gli effetti un disturbo dipendente di personalità, chi ne soffre e nel caso più specifico della codipendenza, si orienta verso partner affetti da una grave dipendenza da sostanze oppure da partner con una forte componente narcisistica. La relazione di coppia è vissuta come condicio sine qua non per la propria esistenza, le persone dipendenti hanno bisogno di avere a tutti i costi una relazione sulla quale investire la propria vita, annullando sé stessi per l’altro.

Chi è affetto da Dipendenza Affettiva è impegnato in una continua ricerca di desiderio di fusione con l’altra persona che diviene l’unico riferimento per sé, così accade che pensieri, atteggiamenti, emozioni, spazi e tempi sono completamente dedicati all’altro, come se si cancellasse totalmente il proprio “Sé” sostituendolo con il Sé dell’altra persona, da cui dipende totalmente.Il partner diventa allora l’unico scopo di vita, risolutore di ogni problema personale e modello di identificazione da seguire su cui viene basata interamente la propria esistenza.Il dipendente affettivo non riesce a godere dei veri e propri aspetti positivi dei rapporti umani, soccombendo alla possessività, all’ansia di separazione e sperimentando continuamente la paura per un possibile abbandono.

Col passar del tempo chi è affetto da Dipendenza Affettiva si priverà di ogni suo interesse, allontanando ogni amicizia e ogni tipo di relazione con altre persone e familiari, limitando al minimo gli impegni lavorativi fino a comprometterne la validità, rischiando di perderli del tutto. Questo accade a causa dell’ossessione crescente verso l’altra persona, per cui il soggetto dipendente sviluppa un’assoluta devozione, credendo che sia necessaria ed utile per rendere il rapporto unico, stabile e duraturo, scongiurando così un’ipotetica e disastrosa fine, dalla quale a sua volta deriverebbe il proprio stato affettivo, a causa della convinzione che dall’esistenza di quella persona, possa dipendere la propria felicità!

Ma la felicità non è una condizione stabile così come non lo è l’amore e presto la persona dipendente sperimenterà questa realtà, per cui si manifesteranno i sintomi più dolorosi. Nei casi più gravi, può accadere che la persona oggetto della dipendenza spesso è qualcuno di irraggiungibile da seguire, da ciò nascono delle dinamiche per così dire perverse che alimentano la dipendenza stessa, nel momento in cui si manifesta il rifiuto, la svalutazione e di conseguenza l’umiliazione. Da ciò ne deriva uno stato di totale idealizzazione proiettato su un obiettivo impossibile da realizzare, fonte di una continua frustrazione emotiva. Il dipendente affettivo, non prova piacere da tale costante ricerca, piuttosto idealizzando l’oggetto d’amore, nutre il desiderio di essere in grado di cambiarlo per convincerlo del proprio valore e persino di salvarlo, al fine di essere amato da chi ama solo sé stesso. Nel soggetto dipendente affettivamente amare un partner realmente affettuoso e capace di amare porta ad annoiarsi mentre il rifiuto e la mancanza di certezze mette in moto il desiderio. Le dinamiche di questo disturbo hanno radici antiche, spesso impiantate da ferite infantili mai guarite. Tali meccanismi sono basati sull’esperienza appresa di un rifiuto, che ha a che fare con il proprio senso di inadeguatezza, il dipendente nel tentativo di rimarginare la sua ferita, ricrea le stesse condizioni in cui ha sperimentato la perdita affettiva e ama l’altro idealizzato, che spesso rappresenta un genitore irraggiungibile da cui non ha ricevuto l’amore desiderato o dal quale si è sentito tradito o ancora dal quale è stato abbandonato in epoca precoce durante l’infanzia.Il soggetto afflitto dalla dipendenza affettiva, inconsciamente utilizza queste dinamiche potenzialmente distruttive per tentare di colmare il profondo vuoto intrapsichico, inoltre sperimenta un deficit, che riguarda la capacità di gestire le emozioni e di stabilire vincoli affettivi significativi con altre persone, a causa di un modello di attaccamento insicuro, generalmente di tipo ansioso-preoccupato o ansioso-timoroso. Ma in molti casi, parte delle dinamiche responsabili della Dipendenza Affettiva possono risalire nella sempre più evidente maggiore instabilità, dei rapporti familiari o sociali e nell’aumento dell’incertezza e della conflittualità delle relazioni di coppia.

Dunque tale dipendenza sembra essere un disagio tipico dei giorni nostri ed in preoccupante crescita.

1) G. Ghezzani ., L’amore Impossibile, Ed. Franco Angeli, 2015.

2) Karli P. (1987)., L’uomo aggressivo, Jaka Book, Milano, 1990.

3) J. Bowlby., Costruzione e rottura dei legami affettivi, Ed. Cortina Raffaello, 1982.

 

Informazioni su Dott.ssa Giorgia Ettaro 2 Articoli
Dott. Giorgia Ettaro Laurata in Medicina e Chirurgia presso l'università degli Studi di Catania Specializzata in Farmacologia Clinica presso l'università degli Studi “La Sapienza”di Roma Titolo di Psicoterapeuta Sistemico-relazionale, presso la Scuola di Specializzazione SRPF di Roma indirizzo relazionale Familiare. Ha svolto le proprie attività presso, l'Ospedale Bambin Gesù di Roma, presso il servizio di Psicologia Clinica del Fatebenefratelli di Roma. Presso il CENPIS e il SERT di Roma Villa Maraini. Attualmente lavora a Catania presso la Casa di Cura Basile e riceve privatamente presso il proprio studio con sede a Roma e a Catania.