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NTSHSD2: trovati i neuroni per la ricerca del sale

Una quantità moderata di sale è fondamentale per la nostra salute. Il sodio presente nel sale aiuta il corpo a contrarsi e a rilassare i muscoli, regola gli impulsi nervosi e mantiene i liquidi a un livello equilibrato. Inoltre, attraverso una delicata interazione tra i reni, i nostri livelli d’acqua e la funzione cellulare, il sodio aiuta a regolare la pressione sanguigna. Ma troppo sale può avere effetti negativi sulla nostra salute. Quando c’è troppa sodio nel sangue e i reni non riescono a farcela, l’acqua viene aspirata dalle cellule e trasferita nel flusso sanguigno. Tuttavia, ridurre il sale  a tavola può essere difficile. Un nuovo studio ci aiuta a capire perché succede. Un team di ricercatori della Divisione di Endocrinologia, Diabete e Metabolismo del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, MA, ha deciso di mappare il circuito cerebrale che sostiene la nostra brama di sale. Gli scienziati, guidati dai dott. Bradford Lowell e Jon M. Resch hanno pubblicato le loro scoperte sulla rivista Neuron.

È noto che una carenza di sodio aumenta due ormoni: angiotensina-2 e aldosterone. Recenti studi, spiegano gli autori, hanno dimostrato che i neuroni che rispondono all’ormone dell’angiotensina II, così come quelli che rispondono all’aldosterone, alimentano l’appetito per il sale. Per lo studio attuale, i ricercatori hanno deciso di concentrarsi sui neuroni responsivi all’aldosterone, che sono chiamati neuroni NTSHSD2. Una precedente ricerca condotta dal Dr. Joel Geerling – che è anche una co-autrice del nuovo studio – ha mostrato che i neuroni NTSHSD2 responsivi all’aldosterone sono attivati ​​dalla carenza di sodio, ma il meccanismo cellulare attraverso il quale ciò accade era sconosciuto. Questo è il motivo per cui, nel nuovo studio, Resch e colleghi hanno deciso di studiare il meccanismo cellulare e molecolare col quale questi neuroni sono attivati ​​dalla carenza di sodio. Ebbene, i neuroni NTSHSD2 rispondono alla carenza di sodio con attività spontanea simile ad un pacemaker, analogamente ai canali HCN e Nav1.5 cardiaci.

A tal fine, i ricercatori hanno utilizzato l’elettrofisiologia su sezioni cerebrali e il sequenziamento di RNA a singola cellula per studiare questi neuroni individualmente. Hanno quindi utilizzato l’ablazione genetica insieme all’attivazione chemo-genetica, per esaminare il ruolo di questi neuroni nel determinare la ricerca del sodio. Resch e gli altri collaboratori hanno attivato artificialmente i neuroni NTSHSD2 nei topi senza una deficienza di sodio, nel tentativo di vedere se avrebbero sperimentato la stessa insorgenza improvvisa dell’appetito di sale precedentemente osservato nei topi con deficit di sodio. I ricercatori hanno scoperto che i neuroni NTSHSD2 non sono abbastanza per guidare l’appetito di sodio da soli, ma hanno bisogno dei segnali cellulari dall’ormone dell’angiotensina-2.

Ciò ha portato i ricercatori a credere che ci sia un altro sottogruppo di neuroni che rispondono all’angiotensina-2, che potrebbe avere un ruolo cruciale nell’innescare l’appetito verso il sale. Questi neuroni sono ancora sconosciuti, ma il team ritiene che i neuroni nel sub-fornice cerebrale, che esprimono il recettore dell’AT2-1a, siano candidati probabili. Rimangono diverse domande riguardo al modo in cui funziona l’appetito verso il sale, ma una delle principali è dove l’angiotensina-2 agisce nel cervello e come il segnale funziona in accordo con i neuroni NTSHSD2. L’angiotensina-2, fra l’altro, è un mediatore che si innalza in caso di ipertensione, una condizione che la Medicina corrente connette con un’elevato introito alimentare di sale. Non a caso, una classe di farmaci anti-ipertensivi molto diffusi (sartani) funziona da antagonisti per il suo recettore.

Dunque, niente sensi di colpa per coloro che “spasimano” per il salato: c’è una chimica ben precisa dietro il loro desiderio. E al cuore non si comanda. O forse al cervello?

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, Medico specialista in Biochimica Clinica.

Letteratura scientifica

Resch JM et al. Neuron 2017 Sep 27; 96(1):190-206.

Ryan PJ et al. Nat Neurosci. 2017 Dec; 20(12):1722-1733.

Sapouckey SA et al. Physiol Genomics 2017; 49(12):722-732. 

Sharma K et al. J Physiol. 2017 Sep 1; 595(17):5857-5874.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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