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Acetil-carnitina: il marker insospettato della depressione

Secondo le stime più recenti del National Institute of Health (NIH), oltre 16 milioni di adulti americani hanno avuto almeno un episodio depressivo maggiore nel 2016. Il disturbo ha gravemente interferito con la vita quotidiana di 10 milioni di queste persone. La maggior parte delle persone con depressione risponde al trattamento antidepressivo. Tuttavia, fino al 30% di essi non mostra alcun segno di miglioramento o beneficiano solo parzialmente di antidepressivi. Una nuova ricerca suggerisce che questa forma di depressione resistente al trattamento potrebbe essere dovuta a una deficienza di una molecola chiamata acetil-L-carnitina (LAC), e che misurare i livelli ematici di questa molecola potrebbe rivelarsi un modo efficace per la diagnosi del disturbo. Il nuovo studio è stato condotto dal professore di neuroendocrinologia Bruce McEwen e dal ricercatore Carla Nasca – entrambi affiliati alla Rockefeller University di New York, in collaborazione con Natalie Rasgon, professore di Psichiatria alla Stanford University School of Medicine in California.

Inoltre, il precedente lavoro condotto dal Dr. Nasca e dal Prof. McEwen ha dimostrato che l’integrazione con acetil-carnitina (LAC) migliora i sintomi depressivi nei topi. Questo perché il LAC regola un gene che, a sua volta, controlla i livelli di un importante neurotrasmettitore, chiamato glutammato che è anche un aminoacido. Il glutammato facilita la comunicazione tra le cellule nervose, inviando segnali tra i neuroni e consentendo al cervello di apprendere e formare nuovi ricordi. Troppo glutammato, tuttavia, può danneggiare i neuroni. Inoltre, alcuni studi hanno trovato che le donne con depressione e tendenze suicide hanno recettori glutammatergici iperattivi. Nel loro precedente lavoro, Nasca e il Prof. McEwen hanno dimostrato che il trattamento di roditori con LAC migliora la disfunzione cerebrale nell’amigdala mediale, una regione del cervello con ruoli chiave nel comportamento emotivo e nelle interazioni sociali. Nel presente studio, i ricercatori hanno valutato i livelli ematici di LAC di persone che avevano ricevuto una diagnosi di disturbo depressivo maggiore e li hanno confrontati con persone normali.

Gli scienziati hanno scoperto che i livelli di LAC erano significativamente più bassi nelle persone depresse rispetto ai controlli di età corrispondente. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che individui con livelli estremamente bassi di LAC avevano forme più gravi di depressione ed erano più propensi a sviluppare il disturbo nella fase iniziale. Inoltre, bassi livelli di LAC correlavano con una storia di traumi infantili e con depressione resistente al trattamento. L’associazione era particolarmente forte nelle donne. Carla Nasca spiega: “Nei pazienti con depressione, qualcosa sta causando un problema nei meccanismi correlati alla biologia della LAC e, sorprendentemente, la carenza di LAC è ancora più forte nei pazienti che non rispondono agli antidepressivi classici”. McEwen commenta i risultati: “Dovremmo motivare la ricerca sull’azione della LAC sulla funzione del glutammato e sugli stati comportamentali. Ulteriori ricerche su altri nuovi markers per individuare con maggiore precisione la diagnosi del disturbo depressivo maggiore potrebbero alla fine portare a un diverso modo di pensare ai trattamenti”.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Nasca C et al., Rasgon N. Proc Natl Acad Sci USA 2018 Jul 30. 

Nasca C et al., McEwen BS. Neuron 2017 Oct; 96(2):402-413.

Lau T et al., Nasca C. Mol Psychiatry 2017 Feb; 22(2):227-234.

Nasca C et al. Proc Natl Acad Sci USA 2013 Mar 19;110(12):4804.

 

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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