giovedì, Maggio 30, 2024

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Colina: indagini su questo fattore nutrizionale per la prevenzione della demenza senile a tavola

La colina è un nutriente essenziale, che si trova generalmente negli alimenti in vari composti. La colina è anche necessaria per la formazione di acetilcolina, che è un neurotrasmettitore. Studi precedenti hanno collegato l’assunzione di colina con l’elaborazione cognitiva e un’adeguata assunzione di colina può avere un ruolo nella prevenzione del declino cognitivo e del morbo di Alzheimer. In effetti, la colina è oggi utilizzata in preparazioni mediche mono- o multinutrienti destinate al trattamento del morbo di Alzheimer.

Questo perché si è ritenuto per molto tempo che il declino cognitivo delle demenze, inclusa la demenza di Alzheimer, dipendesse dal malfunzionamento o dal deterioramento delle reti neuronali facenti capo all’acetilcolina. Quando si scoprì, invece, che il maggiore neurotrasmettitore corticale era il glutammato, con la sua estesa e complicata serie di recettori e la loro chimica cellulare, si comprese che la rete dei neurotrasmettitori facenti capo alla memoria ed alla cognitività era molto più complessa.

Ma la colina è anche il precursore di certi fosfolipidi cerebrali, come la fosfatidil-colina. Essa è un normale costituente delle membrane cellulari, anche se quelle delle cellule cerebrali ne contengono una quantità maggiore. La sua presenza controlla la fluidità delle membrane ed il corretto funzionamento dei canali ionici, necessari alla trasmissione degli impulsi nervosi. La malattia di Alzheimer è la causa più comune di demenza, per la quale non esiste attualmente alcuna cura. Le nuove scoperte potrebbero pertanto svolgere un ruolo vitale nella prevenzione della demenza.

Una prevenzione efficace della demenza è una somma di molte cose e, in questa equazione, anche piccoli fattori individuali possono avere un effetto positivo sul rischio complessivo, possibilmente prevenendo o ritardando l’insorgenza della malattia. Uno studio dell’Università della Finlandia orientale aveva osservare che l’assunzione alimentare di fosfatidilcolina è associata a un ridotto rischio di demenza. La fosfatidilcolina era anche collegata a prestazioni cognitive migliorate.

Altri studi sui composti della colina e sulle prestazioni cognitive hanno risultati incoerenti. In questi studi, lo stato della colina è stato misurato dal sangue, l’assunzione di colina proviene da integratori o è stata esaminata l’assunzione di colina materna. Diversi problemi in questi studi rendono difficili i confronti. In primo luogo, l’assunzione di colina non si correla bene con il livello di colina plasmatica; quindi, la colina circolante non è un buon indicatore per l’assunzione di colina.

In secondo luogo, il dosaggio e la forma degli integratori di colina e, quindi, la loro potenziale biodisponibilità variano tra questi studi. Le diverse forme di colina supplementare avevano un range da 625 a 3750 mg di colina. Le formulazioni potrebbero avere la loro importanza, così anche come la forma metabolica. A livello nutrizionale la colina si ritrova come lecitina (fosfatidil-colina), che è un fosfolipide con buon assorbimento intestinale e nervoso. Le principali fonti alimentari di fosfatidilcolina sono uova, soia, carne e latte.

In fonti vegetali e nel latte la colina è incorporata anche negli sfingolipidi. Le fonti chiave di fosfatidilcolina nella dieta della popolazione in studio erano proprio uova (39%) e carne (37%). Il nuovo studio ora mostra che il rischio di demenza era inferiore del 28% negli uomini con il più alto apporto di fosfatidilcolina nella dieta, rispetto agli uomini con il più basso apporto. Anche gli uomini con il più alto apporto di fosfatidilcolina sono risultati eccellenti nei test che misurano la loro memoria e capacità linguistiche.

Questi risultati sono significativi, considerando che oltre 50 milioni di persone in tutto il mondo soffrono di un disturbo della memoria che ha portato alla demenza e che il numero dovrebbe aumentare con l’invecchiamento della popolazione. I dati per lo studio sono stati derivati dallo studio rischio di Malattia Cardiaca Ischemica di Kuopio (KIHD). All’inizio dello studio nel 1984-1989, i ricercatori hanno analizzato circa 2.500 uomini finlandesi di età compresa tra 42 e 60 anni per abitudini alimentari, stile di vita e salute generale.

Questi dati sono stati combinati con i loro registri ospedalieri, la causa dei decessi e le registrazioni di rimborso dei farmaci dopo un periodo medio di follow-up di 22 anni. Inoltre, quattro anni dopo l’inizio dello studio, circa 500 uomini hanno completato i test per misurare la loro memoria e l’elaborazione cognitiva. Durante il follow-up, 337 uomini hanno sviluppato demenza. Le analisi hanno ampiamente spiegato altri fattori legati allo stiledi vita e all’alimentazione che avrebbero potuto spiegare le associazioni osservate.

Inoltre, è stato preso in considerazione il gene APOE4, che predispone alla malattia di Alzheimer ed è comune nella popolazione finlandese, senza mostrare alcun impatto significativo sui risultati. In conclusione, un maggiore apporto alimentare di fosfatidilcolina era associato a un minor rischio di demenza incidente. Sia l’assunzione di colina totale che di fosfatidilcolina sono state anche associate a migliori prestazioni nei test cognitivi che valutano le funzioni del lobo frontale e temporale.

L’integrazione alimentare di colina e suoi congeneri (colina alfoscerato, colina tartarato, deanolo, GPE, citicolina, ecc,) sono generalmente utilizzati in campo geriatrico per pazienti che accusano calo della cognitività in caso di cerebrovasculopatia cronica, un difetto della circolazione sanguigna cerebrale che nel tempo conduce alla cosiddetta “demenza senile”. La loro integrazione viene raccomandata dai medici e dagli specialisti in pazienti con declino cognitivo iniziale o medio-grave per evitare il peggioramento del quadro clinico neurologico.

Tuttavia, gli effetti sono spesso marginali o poco duraturi. Questo potrebbe dipendere da molti fattori, come terapia multi-farmacologica o basso dosaggio dell’integratore, includendo comorbidità come diabete o cardiopatie, difetti nutrizionali. Inoltre, uno dei fattori sottostanti alla demenza senile, oltre al diabete e alle variazioni glicemiche è l’ipertensione. In caso di cattivo controllo pressorio, persino l’assunzione di integratori potrebbe non essere sufficiente contro il danno biologico.

Lo stato nutrizionale del paziente ha anche la sua importanza: in caso di carenze nutrizionali composte (colina, ma anche acidi grassi essenziali, zinco, vitamina B6 alcuni aminoacidi come la metionina, ecc.), il metabolismo della colina potrebbe non essere correttamente direzionato a livello metabolico. Alcune teorie discutono l’effetto dei composti di colina sulle prestazioni cognitive. Ad esempio, la colina alimentare come donatore di gruppi metile può, tramite la metilazione del DNA, modulare l’espressione dei geni coinvolti nell’apprendimento e nell’elaborazione della memoria.

Questo è possibile, però, solo se gli altri cofattori di questo processo (metionina, betaina, acido folico, vitamina B6 per citare i maggiori) sono presenti in equilibrio. Molti di questi fattori si ritrovano in uova e formaggi che, in via preventiva, per opinione medica non vengono consigliati molto agli anziani per via del loro contenuto di trigliceridi e colesterolo. Tuttavia, sebbene, la colina si ritrovi anche in altri alimenti, la completezza nutrizionale di alcuni è decisamente maggiore di altri e andrebbe compresa meglio per la necessità appropriate del caso.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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