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Eccipienti “inerti” dei farmaci: ma così tanto inerti non sembrano affatto

A parte i princìpi attivi, pillole o altre forme di medicinale contengono ingredienti definiti inattivi. Alcuni di questi, però, possono essere responsabili di effetti collaterali dicono studi abbastanza recenti, come uno di questi pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine. I ricercatori spiegano che le reazioni allergiche alle pillole possono essere dovute a ingredienti inattivi che compongono la pillola inclusi lattosio, glutine, coloranti alimentari, ecc. Le persone allergiche a questi ingredienti possono avere un peggioramento dei loro sintomi o reazioni allergiche. Nel 2017, la FDA americana aveva preparato una bozza di raccomandazioni per etichettare le formulazioni farmaceutiche che contenevano prodotti derivati dal grano. La FDA ha anche un database con l’elenco di tutti gli ingredienti inattivi nei farmaci da prescrizione. I ricercatori hanno scoperto che le reazioni possono coinvolgere quasi ogni pillola e capsula assumibili per via orale ed è qualcosa a cui non ci si fa caso.

I sospetti sono venuti nel decennio scorso quando pazienti celiaci si sono accorti che nei farmaci che assumevano era presenta anche il glutine come eccipiente. Ancora prima di questi, la vasta popolazione di intolleranti al lattosio hanno scoperto che il lattosio contenuto nei farmaci comuni poteva dare loro dei sintomi gastrointestinali del tipo diarrea. E’ in parte per questo motivo che oltre ai farmaci ufficiali, sono spuntati in commercio anche i loro cugini “generici”, che non contengono lattosio. Il team ha esaminato altri pazienti che hanno avuto effetti collaterali simili dopo aver assunto il farmaco e ha scoperto che diversi preparati farmacologici potrebbero essere dannosi a causa di questi ingredienti apparentemente innocui. Ha così appurato che il 44,82% delle pillole contiene lattosio che può causare effetti indesiderati tra coloro che sono intolleranti al lattosio. Allo stesso modo il 33% dei preparati contiene coloranti alimentari. Circa il 3,8% di una popolazione di studio è risultato essere allergico al colorante alimentare tartrazina.

Zuccheri complessi chiamati FODMAP (oligosaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi e polioli), nelle pillole si trovano in formulazioni di farmaci fino al 55% del peso finale. Questo può portare a sintomi di gonfiore, gas, dolore addominale, stitichezza e diarrea. Questi zuccheri nelle pillole possono peggiorare i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile. Altri ingredienti delle pillole includono amido di mais nel36,54%, glicole polietilenico nel 35,8%, povidone nel 35,8% e carbossimetil-cellulosa nel 21,38% di esse. Alcune pillole contengono anche amido di frumento, dolcificanti artificiali, olio di arachidi, ecc. Molti probabilmente hanno quantità abbastanza basse da non indurre una reazione, ma nei pazienti che assumono più di un farmaco potrebbero costituire un problema. E’ noto da altre ricerche che coloranti come l’ossido di ferro, il biossido di titanio e la silice microcristallina, possono indurre coliti infiammatorie grazie al loro legame con i recettori immunitari TLR nella mucosa intestinale.

Questo meccanismo è condiviso dalla parete batterica del lievito di birra, cui molti individui sono intolleranti. Degli eccipienti usati come antiagglomeranti sono i derivati degli acidi grassi con alluminio, zinco e magnesio. Sebbene queste sostanze possano andare incontro ad idrolisi nel lume intestinale, è riconosciuto che si comportano come “saponi cellulari” diretti. Essi possono avere effetto tossico diretto sulle cellule della mucosa intestinale ed indurre una reazione infiammatoria secondaria. Gli anziani potrebbero essere più vulnerabili alla loro azione, dato che generalmente un anziano oggi assume da 2 a 4 pillole al giorno per gestire le sue patologie. Gli esperti ritengono che per la maggior parte dei pazienti, non importa se c’è un po’ di lattosio, un po’ di silice o amido. Tuttavia, una sottopopolazione di pazienti, attualmente di dimensioni sconosciute, sarà estremamente sensibile e svilupperà i sintomi scatenati dagli ingredienti inattivi. Bisogna ammettere che la quantità di questi ingredienti inattivi è molto piccola nell’ambito di ogni preparazione farmaceutica.

Ma se queste sostanze fanno potenzialmente male, perché vengono aggiunte? Il principio è fondamentalmente fisico: se la dose richiesta di principio attivo è di 5 o 10 mg, come per certi farmaci della pressione molto usati, si tratta di una quantità davvero piccola e non è possibile creare una pastiglia. Quindi lo si mescola con un ingrediente inattivo come il lattosio o l’amido di mais, ed è possibile così fare una compressa da 500mg. Riconoscendo che la porzione inattiva di un medicinale, che corrisponde in media a due terzi del materiale somministrato, può essere più “attiva” di quanto precedentemente previsto, gli esperti prevedono a monte potenziali implicazioni per lo sviluppo di farmaci orali, e per protocolli medici in seconda battuta.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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