domenica, Giugno 7, 2026

Management anzi-tempo del diabete tipo 1: i risultati di un trial clinico presentati a congresso

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Dal 15 al 19 di questo mese di Settembre, la splendida Vienna ha ospitato il Congresso annuale della Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD), dove sono stati presentati centinaia di posters su ricerca e clinica relativi a questa condizione. Sono stati pubblicati alcuni risultati in via ufficiosa e qualcuno di essi ha attirato l’attenzione di questa redazione scientifica. Una nuova ricerca (lo studio Ver-A-T1D) condotta dal professor Thomas R. Pieber dell’Università di Medicina di Graz, Austria, per conto del gruppo di studio Ver-A-T1D, dimostra che il verapamil a rilascio lento (SR; 360 mg al giorno) potrebbe avere un potenziale effetto sulla funzione delle cellule beta negli adulti con diabete di tipo 1 di recente diagnosi.

Studi precedenti hanno dimostrato che alcuni tipi di sovraespressione proteica possono portare alla morte delle cellule beta e il verapamil, un bloccante dei canali del calcio, può prevenire questa sovraespressione e quindi potenzialmente preservare la funzionalità delle cellule beta. Lo studio Ver-A-T1D ha valutato se il verapamil SR (360 mg al giorno) potesse preservare la funzionalità delle cellule beta negli adulti con diabete di tipo 1 di nuova diagnosi. Questo studio europeo multicentrico, randomizzato e controllato con placebo ha reclutato 136 partecipanti in 21 siti in 6 paesi europei (Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia e Regno Unito), con il reclutamento completato a maggio 2024.

Il verapamil è un noto farmaco per l’ipertensione e altre malattie cardiache, approvato dalla FDA statunitense e dall’EMA per questa indicazione. Il verapamil è utilizzato negli adulti e nei bambini da oltre 5 decenni e la sua farmacologia e sicurezza sono assodate. L’endpoint primario dell’indagine misurava la risposta del peptide C stimolato (un marcatore della funzionalità delle cellule beta) durante un test di tolleranza a un pasto misto di 2 ore a 12 mesi. Sebbene lo studio abbia mancato di poco la significatività statistica, ha dimostrato tendenze incoraggianti verso la preservazione delle cellule beta con il trattamento con verapamil. E’ possibilee abbia bisogno solo di replicazioni con altri pazienti.

Gli esiti secondari hanno mostrato miglioramenti nell’emoglobina glicata (HbA1c, una misura del controllo della glicemia) solo durante i primi sei mesi di trattamento. Il fabbisogno di insulina e il monitoraggio continuo della glicemia hanno rivelato un controllo glicemico comparabile tra i gruppi. Verapamil ha dimostrato il consolidato profilo di sicurezza senza eventi avversi o eventi inattesi. Gli effetti collaterali più comuni sono stati blocco AV di primo grado (un lieve problema di aritmia cardiaca, che raramente causa sintomi clinici) (22% dei partecipanti) e bradicardia (battito cardiaco lento) (16%), entrambi lievi e reversibili con la riduzione della dose.

Il farmaco agisce praticamente come un salvaguardia dell’integrità molecolare e strutturale delle cellule pancreatiche. E’ noto che la tossicità di certi attacchi o stress cellulari si verifica attraverso l’attivazione smodata delle vie calcio-dipendenti intracellulari, con attivazione di segnali ed enzimi che possono danneggiare le cellule in modo irreversibile. Nel caso dell’attacco immunitario dei linfociti T sulle isole pancreatiche, l’apoptosi cellulare indotta dalle citochine avviene attraverso l’attivazione di proteasi letali (caspasi e calpaine) che richiedono ioni calcio come cofattore di esecuzione. Il verapamil interferisce con parte della loro attivazione bloccando i canali ionici di membrana che fanno entrare calcio.

Non è escluso che il farmaco agisca anche sulle cellule immunitarie ad un certo punto: il dosaggio di 360mg a rilascio controllato potrebbe anche influenzare la reattività delle cellule immunitarie auto-reagenti, che usano anch’esse dei segnali calcio-dipendenti a valle del recettore linfocitario (TCR), basati sulla proteina chinasi C (PKC-alfa) e la calmodulina, un effettore di molti enzimi cellulari. Ma questo non è stato verificato. Vale però il risultato: se assumere dosi controllate di verapamil permetterà di ritardare di molti anni la comparsa di diabete autoimmune, qualsiasi meccanismo è bene accetto.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Degroote L et al. Diabetologia. 2025; 68(10):2263-2276.

Tu S, Zhang R et al. Cardiovasc Drugs Ther. 2025 Mar 20.

Wych J, Brunner M et al BMJ Open. 2024; 14(11):e091597.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998; specialista in Biochimica Clinica nel 2002; dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ricercatore negli USA (2004-2008) alle dipendenze dell'NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la Clinica Basile di Catania (dal 2013) e continuo presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania (dal 2020). Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali. Medico penitenziario da Aprile 2024 presso la CC.SR. Cavadonna

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