giovedì, Marzo 12, 2026

Tumore al pancreas da cause professionali: il ruolo dei solventi industriali

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Quadro generale

Il carcinoma pancreatico ha un’eziologia multifattoriale (fumo, pancreatite cronica, obesità, diabete ecc.). Tra i fattori occupazionali, la letteratura indica associazioni positive soprattutto con solventi clorurati (tricloroetilene o TCE, tetracloroetilene o PCE, diclorometano) e, in alcune serie, con miscele di solventi in attività come lavanderie a secco e sgrassaggio dei metalli. La grande maggioranza degli studi osservazionali riporta incrementi di rischio modesti (ordine 20–50%) ma coerenti, con segnali più forti laddove l’esposizione è prolungata o meglio caratterizzata.

Epidemiologia (misure di rischio)

Nella meta-analisi di Ojajärvi e coll., basata su 20 popolazioni, l’esposizione a solventi clorurati e composti correlati è associata a rischio relativo medio ≈ 1,4 (IC95% ~1,0–1,8) per tumore del pancreas. L’effetto è presente sia negli studi per “agente” (valutazione diretta dell’esposizione) sia, più debolmente, in quelli per mansione/settore. Una rassegna critica più recente conclude che le evidenze occupazionali più consistenti per il PC riguardano idrocarburi clorurati e idrocarburi policiclici (IPA/PAH); l’associazione è considerata plausibile ma non definitiva per singoli solventi, data l’eterogeneità degli studi. Un’analisi occupazionale del 2023 ha osservato una chiara associazione durata-risposta tra esposizione a agenti chimici sul lavoro e rischio di tumore, rafforzando l’ipotesi causale (pur non isolando sempre il singolo solvente).

Casistiche/settori a rischio (evidenze principali)

Studi di coorte storici su lavoratori del “dry cleaning” hanno segnalato eccessi per vari tumori; in diverse serie si osservano aumenti anche per pancreas, con gradienti per stima cumulativa di solventi in alcune coorti. Follow-up estesi più recenti confermano rischi elevati per alcuni esiti e mantengono incertezza per altri, ma collocano il comparto tra quelli con esposizione sostanziale a PCE e miscele. In vari studi su addetti a sgrassaggio e manutenzione metalmeccanica (alta quota di TCE), il rischio di cancro del pancreas risulta aumentato, soprattutto dove la ricostruzione dell’esposizione è individuale o semi-quantitativa. Questa evidenza ha contribuito alle valutazioni IARC e NTP sulla trielina come cancerogeno. Analisi che collegano esposizione a solventi con mutazioni K-ras nel tumore del pancreas hanno suggerito coerenza biologica (maggiore prevalenza di mutazioni in esposti), pur con numeri limitati.

Fonti e vie di esposizione

Professionali (prevalenti):

Lavanderie a secco: uso di PCE (trielina) come solvente principale (tuttora in declino ma storicamente dominante). Perdite/emissioni da macchine e cicli di lavaggio, carico/scarico, manutenzioni.

Sgrassaggio metalli/manutenzioni: impiego di TCE e, in passato, altre miscele clorurate per sgrassare componenti in officine, aerospazio, elettronica. L’esposizione avviene per inalazione e via cutanea.

Altri contesti: stampa/verniciatura, gomma/plastiche, laboratori con diclorometano, alcune filiere di pulizia industriale e adesivi.

Ambientali (secondarie ma rilevanti in siti contaminati): Emissioni e perdite da impianti (lavanderie, sgrassaggi) con possibile contaminazione dell’aria indoor e delle acque sotterranee; casi documentati di falde e suoli in aree urbane/industriali (esposizione residenziale per vapour intrusion).

Valutazioni di pericolosità e contesto regolatorio

TCE: la IARC ha aggiornato la classificazione a “cancerogeno per l’uomo (Gruppo 1)”, sulla base di evidenze umane/animali e meccanicistiche; varie sedi tumorali sono coinvolte (rene con evidenza forte; pancreas con evidenza limitata ma coerente con i dati occupazionali). La NTP/NIH concorda sulla cancerogenicità.

PCE (trielina): valutato “probabilmente cancerogeno (Gruppo 2A)” da IARC; l’uso in lavanderia a secco è oggetto di restrizioni crescenti e programmi di sostituzione.

Interpretazione critica (punti di forza/limiti)

I segnali di rischio per il PC compaiono in più disegni (coorti di settore, caso-controllo, meta-analisi) e sono maggiore quando l’esposizione è clorurata, prolungata o meglio misurata; ciò supporta un nesso plausibile. Gli eccessi sono in media modesti (MRR/RR ~1,2–1,5). Possibili confondenti (p.es. fumo) e misclassificazione dell’esposizione (dati storici, miscele) tendono però a smussare le stime; la presenza di trend durata-risposta dove valutato è un elemento a favore della causalità. Infine, distinguere l’effetto di TCE vs PCE vs diclorometano è difficile; molte coorti hanno esposizioni miste. Le revisioni IARC/NTP sintetizzano le evidenze per agente, con pancreas spesso in “evidenza limitata” ma non negativa.

Messaggi pratici per la prevenzione

Riduzione/sostituzione dei solventi (p.es. passaggio da PCE a tecnologie “wet cleaning” professionali) e contenimento delle emissioni hanno razionale non solo per esiti neuro-epatici ma anche per un potenziale impatto sul rischio oncologico a lungo termine.

Igiene industriale rigorosa: chiusura dei cicli, manutenzione, aspirazioni localizzate, DPI idonei e sorveglianza sanitaria con tracciamento dell’esposizione cumulativa. Documenti tecnici NIOSH forniscono indicazioni operative.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica, medico penitenziario.

Riferimenti scientifici

IARC Monographs (Vol. 106, 2014; aggiornamenti): TCE carcinogeno (Gruppo 1), PCE probabilmente carcinogeno (2A); esposizioni tipiche e basi meccanicistiche.

NTP/NIH Report on Carcinogens – Monografia su TCE: conferma classificazione e riepiloga evidenze umane/animali.

NIOSH (1997) – Sicurezza nelle lavanderie a secco: panoramica tecnica sulle esposizioni a PCE e controlli.

Boonhat H et al. Occup Med (Lond). 2023; 73(4):211-218.

Boonhat H et al. Int J Environ Health Res. 2023; 33(1):116.

Callahan CL et al. Epidemiology. 2019 Mar; 30(2):285-290.

Andreotti G, Silverman DT. Mol Carcinog. 2012; 51(1):98.

Ojajärvi IA et al. Occup Environ Med. 2000; 57(5):316-24.

Blair A, Stewart PA et al. Br J Ind Med. 1990; 47(3):162-68.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998; specialista in Biochimica Clinica nel 2002; dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ricercatore negli USA (2004-2008) alle dipendenze dell'NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la Clinica Basile di Catania (dal 2013) e continuo presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania (dal 2020). Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali. Medico penitenziario da Aprile 2024 presso la CC.SR. Cavadonna

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