Il settimo bollettino della sorveglianza nazionale coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) evidenzia un quadro epidemiologico significativo per il virus West Nile in Italia: dall’inizio del periodo di monitoraggio fino al 9 settembre sono stati notificati 594 casi confermati di infezione nell’uomo [1]. Tra queste segnalazioni, più della metà si è manifestata nella forma neuro-invasiva, la variante clinicamente più grave dell’infezione, accompagnata da un totale di 41 decessi confermati [1]. La circolazione del virus è stata dimostrata in 79 province distribuite lungo 19 regioni italiane, a testimonianza di una diffusione territoriale estesa [1]. Accanto al virus West Nile, il sistema di sorveglianza ha rilevato la presenza di altri patogeni trasmessi da artropodi vettori, come l’Usutu virus e casi di Dengue, rendendo prioritaria l’informazione corretta sui sintomi, sulle modalità di trasmissione e sulle misure di protezione individuale e ambientale [1].
Quadri clinici e circolazione del virus West Nile in Italia
I dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità tracciano l’andamento dettagliato delle infezioni umane da virus West Nile (WNV) sul territorio nazionale [1]. Rispetto alla rilevazione precedente, che contava 521 casi, il totale è salito a 594 infezioni confermate [1]. La distribuzione delle manifestazioni cliniche tra i casi identificati comprende:
- Forme neuro-invasive: 306 casi notificati, tra cui 5 infezioni importate da viaggi all’estero (rispettivamente da Maldive, Francia, Belgio, Grecia e Olanda) [1].
- Casi asintomatici: 81 casi identificati primariamente attraverso i controlli di screening effettuati sui donatori di sangue, oltre a 1 ulteriore caso asintomatico segnalato [1].
- Sindrome febbrile: 202 casi manifestatisi come febbre da West Nile (incluso 1 caso importato dal Burkina Faso) [1].
- Altre manifestazioni: 4 casi con sintomatologia differente [1].
Nell’ambito dei casi confermati sono stati registrati 41 decessi complessivi, dei quali uno riconducibile a un caso importato [1]. Calcolata sulle sole forme neuro-invasive autoctone finora segnalate, la letalità si attesta al 13,3%, un valore che mostra una lieve flessione rispetto al 15,0% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente [1].
La circolazione virale nell’ambiente e nei vettori è attualmente confermata in 79 province appartenenti a 19 regioni: Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Provincia Autonoma di Trento, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna [1]. Parallelamente alla sorveglianza per il virus West Nile in Italia, sono stati identificati 12 casi di infezione da Usutu virus, localizzati in Lombardia (7 casi), Emilia-Romagna (1), Marche (1), Lazio (1), Piemonte (1) e Veneto (1) [1].
Caratteristiche del virus West Nile: trasmissione e manifestazione della malattia
Il virus West Nile appartiene alla famiglia dei Flaviviridae ed è stato isolato per la prima volta nel 1937 nel distretto West Nile in Uganda [1]. È classificato all’interno delle arbovirosi, ovvero l’insieme delle zoonosi causate da virus trasmessi all’uomo e agli animali tramite la puntura di artropodi vettori come zanzare, zecche e flebotomi [1]. Attualmente si annoverano oltre 100 arbovirus in grado di scatenare patologie nell’essere umano [1].
Il ciclo epidemiologico del virus West Nile vede negli uccelli selvatici il serbatoio naturale primario e nelle zanzare, in particolare quelle appartenenti al genere Culex, i principali vettori di trasmissione [1]. L’infezione viene veicolata all’uomo essenzialmente mediante la puntura di zanzare infette [1]. Esistono altre vie di trasmissione documentate, sebbene molto più rare, quali il trapianto di organi, le trasfusioni di sangue e il passaggio verticale madre-feto durante la gravidanza [1]. È fondamentale sottolineare che la febbre West Nile non si trasmette direttamente da persona a persona attraverso i normali contatti interpersonali [1]. Il virus è in grado di infettare anche diversi mammiferi, principalmente gli equini, ma anche cani, gatti e conigli [1].
Il periodo di incubazione varia solitamente tra 2 e 14 giorni dalla puntura della zanzara, potendo estendersi fino a 21 giorni nelle persone con un sistema immunitario compromesso [1]. L’evoluzione clinica segue diversi livelli di gravità:
- Decorso asintomatico: la maggior parte degli individui infettati non sviluppa alcun sintomo avvertibile [1].
- Sintomatologia lieve o moderata: circa il 20% dei soggetti infetti manifesta febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfoadenopatia ed eruzioni cutanee [1]. Nei bambini la febbre tende a essere leggera, mentre nei giovani prevalgono febbre elevata, arrossamento oculare e dolori muscolari [1]. Tali manifestazioni durano solitamente pochi giorni o, più raramente, alcune settimane [1].
- Quadri neuro-invasivi gravi: si verificano in meno dell’1% dei casi (circa 1 persona su 150) e colpiscono con maggior frequenza persone anziane o individui fragili a causa di patologie pregresse [1]. I sintomi includono febbre alta, cefalea intensa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi visivi, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma [1]. Alcuni esiti neurologici possono risultare permanenti e in circa 1 caso su 1.000 l’infezione può causare un’encefalite con esito fatale [1].
Infezioni da arbovirus di importazione ed endemiche: Dengue e altre patologie
Il sistema sanitario italiano suddivide le arbovirosi in patologie endemiche, stabilmente presenti e trasmesse sul territorio nazionale, e malattie prevalentemente di importazione, contratte in Paesi esteri e diagnosticate al rientro dei viaggiatori [1]. Tra le prime rientrano, oltre al virus West Nile, l’Usutu virus, il virus Toscana e l’encefalite da zecca (TBE) [1]. Tra le seconde si collocano la Chikungunya, la Zika e la Dengue, sebbene negli ultimi anni si siano registrati focolai di trasmissione autoctona di Dengue anche in Europa e in Italia [1].
La Dengue è causata da quattro sierotipi virali distinti (Den-1, Den-2, Den-3 e Den-4) e si trasmette esclusivamente tramite la puntura di zanzare infette che hanno precedentemente punto un serbatoio umano [1]. Il virus permane nel sangue del soggetto infetto per 2-7 giorni, intervallo in cui il vettore può acquisirlo e trasmetterlo [1]. Mentre nell’emisfero occidentale il vettore primario è Aedes aegypti, sul territorio italiano ed europeo le trasmissioni sono sostenute dalla zanzara tigre (Aedes albopictus) [1].
La patologia si presenta tipicamente dopo 5-6 giorni dalla puntura con febbre elevata, cefalea, dolore retro-orbitale, intensi dolori articolari e muscolari, nausea, vomito ed esantema cutaneo che compare a distanza di 3-4 giorni dall’esordio febbrile [1]. Benché per lo più paucisintomatica o lieve, la Dengue può occasionalmente evolvere in forme severe che richiedono assistenza ospedaliera [1].
Limiti della sorveglianza ed elementi di incertezza epidemiologica
L’interpretazione dei dati relativi al virus West Nile in Italia e agli altri arbovirus richiede una corretta valutazione dei limiti intrinseci ai sistemi di sorveglianza epidemiologica [1]. Poiché l’ampia maggioranza delle infezioni da virus West Nile (circa l’80%) decorre in modo del tutto asintomatico, il numero effettivo di persone entrate in contatto con il virus è nettamente superiore a quello dei casi ufficialmente confermati [1].
La rilevazione dei casi si basa in larga misura sulla segnalazione clinica delle forme neuro-invasive, sulla diagnosi dei pazienti che si rivolgono al medico per sindromi febbrili e sugli esami di laboratorio condotti preventivamente sui donatori di sangue [1]. Di conseguenza, le stime ufficiali intercettano principalmente la quota di popolazione che sviluppa complicanze o che viene sottoposta a screening mirati [1].
Inoltre, l’intensità della circolazione virale e la frequenza dei contagi sono fortemente influenzate da variabili ambientali e climatiche che determinano la densità delle popolazioni di zanzare e le dinamiche migratorie degli uccelli selvatici [1]. L’assenza di trasmissione diretta da uomo a uomo implica che la gestione del rischio non poggi sull’isolamento dei contatti infetti, bensì sul monitoraggio costante dei vettori e sulla prevenzione ambientale [1].
Cosa significano questi dati per la popolazione: prevenzione e protezione
La presenza consolidata di arbovirus sul territorio italiano conferma la necessità di adottare comportamenti individuali e collettivi mirati a ridurre la frequenza delle punture di zanzara [1]. Le indicazioni di salute pubblica elaborate dall’Istituto Superiore di Sanità individuano nella riduzione dell’esposizione ai vettori la misura preventiva fondamentale [1].
Per la protezione personale, specialmente all’aperto e nelle fasce orarie a maggior rischio come l’alba e il tramonto, è consigliato l’uso di repellenti cutanei adeguati e l’impiego di abbigliamento coprente, come pantaloni lunghi e maglie a maniche lunghe [1]. Nelle abitazioni è opportuno avvalersi di zanzariere alle finestre e prediligere ambienti climatizzati [1].
Sul piano della prevenzione domestica, è essenziale contrastare la riproduzione dei vettori eliminando periodicamente i ristagni d’acqua [1]. Le azioni pratiche raccomandate comprendono:
- Svuotare con frequenza recipienti, secchi, vasi, sottovasi, catini e bidoni situati all’esterno [1].
- Coprire in modo ermetico i contenitori d’acqua inamovibili [1].
- Rinnovare regolarmente l’acqua contenuta nelle ciotole per gli animali domestici [1].
- Svuotare le piscinette gonfiabili per bambini quando non vengono utilizzate [1].
Le attività di prevenzione e controllo sono coordinate a livello nazionale dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, il Centro Nazionale Sangue e il Centro Nazionale Trapianti, garantendo la sicurezza delle trasfusioni e delle donazioni attraverso protocolli dedicati [1].
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Bibliografia e fonti
- Istituto Superiore di Sanita. West Nile e altre arbovirosi, situazione e prevenzione. 2026-09-11. Fonte originale
- Lyu J, Xiao M, He B. Parental son preference in childhood and sex differences in the risk of cardiovascular disease in middle-aged and older adults.. American journal of preventive medicine. 2028. doi:10.1016/j.amepre.2026.108545. PMID:42680123. Fonte originale
- Jung SC, Curtis JR, Yang S, Choi Y, Lim MH, Lee S, Cho SI, Park JK. Effects of air pollution on disease activity in patients with rheumatoid arthritis.. Annals of the rheumatic diseases. 2028. doi:10.1016/j.ard.2026.06.018. PMID:42557168. Fonte originale
- Seaman C, Bailie C, Spearman CW, Sonderup M, Howell J, Hellard M, Scott N. Cost-effectiveness of the hepatitis B birth-dose vaccine in South Africa: a mathematical modelling analysis.. The Lancet. Global health. 2027. doi:10.1016/j.langlo.2026.103975. PMID:42685764. Fonte originale
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