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Prevenzione dell’influenza zoonotica: quadri europei e nuove prospettive di ricerca

Un'analisi dell'ECDC indica lo stato dei piani vaccinali europei per H5N1, affiancata da nuovi studi su vaccini a mRNA, anticorpi bispecifici e sorveglianza zoonotica.
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L’influenza aviaria ad alta patogenicità H5N1 continua a circolare tra i volatili selvatici e gli allevamenti in Europa, spingendo le istituzioni sanitarie a rafforzare la prevenzione dell’influenza zoonotica tra le categorie professionali più esposte [1]. Secondo un recente documento del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC), il rischio per la popolazione generale rimane attualmente basso, pur esistendo una marcata eterogeneità tra i Paesi europei nell’adozione delle raccomandazioni vaccinali [1]. Nel frattempo, la ricerca biomedica sta compiendo passi significativi nello sviluppo di vaccini a mRNA ad ampio spettro e anticorpi bispecifici, affiancati da indagini su altri patogeni emergenti di origine animale [2, 3, 4, 5, 6]. Questo impegno integrato mira a potenziare la risposta epidemiologica globale prima che eventuali mutazioni favoriscano un salto di specie verso l’uomo [1, 4].

Piani vaccinali ed ECDC: lo stato della prevenzione dell’influenza zoonotica in Europa

La diffusione continuativa dei virus dell’influenza aviaria A(H5N1) nel continente europeo richiede strategie coordinate di preparazione sanitaria [1]. Un’indagine condotta dall’ECDC su 27 Stati membri dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo (UE/SEE) ha evidenziato che solo otto Paesi dispongono di raccomandazioni nazionali già formalizzate per la vaccinazione umana contro l’influenza A(H5) [1]. Altri otto Stati stanno sviluppando linee guida dedicate, mentre undici Paesi non hanno ancora pianificato interventi specifici al momento del rilevamento [1].

La concreta attuazione dei programmi vaccinali appare tuttavia limitata: solo cinque nazioni (Austria, Finlandia, Lituania, Paesi Bassi e Portogallo) hanno effettivamente avviato le campagne di somministrazione, e tre intendono farlo entro un anno [1]. Le fasce prioritarie individuate nei piani nazionali comprendono:

  • Veterinari e personale di sanità animale [1];
  • Squadre dedicate all’abbattimento selettivo di capi infetti [1];
  • Operatori di laboratorio che manipolano campioni virali [1];
  • Lavoratori degli allevamenti e del settore avicolo [1].

Sebbene il rischio per la popolazione generale rimanga basso e moderato per le persone esposte per motivi di lavoro, l’ECDC sottolinea la necessità di definire obiettivi chiari, percorsi di somministrazione collaudati e un registro dettagliato dell’adesione vaccinale, attualmente disomogenea e incompleta [1].

Strategie vaccinali e terapeutiche: le novità dell’mRNA e degli anticorpi bispecifici

Parallelamente ai piani di sanità pubblica, la ricerca preclinica sta esplorando soluzioni biotecnologiche innovative per contrastare le varianti dell’influenza zoonotica [5, 6]. Uno studio pubblicato ad ottobre 2026 ha valutato un vaccino a mRNA incapsulato in nanoparticelle lipidiche ionizzabili a bassa infiammazione (ssPalmO) [6]. Il vaccino esprime la proteina emagglutinina (HA) del ceppo candidato NIID-002, appartenente al clade 2.3.4.4b [6]. Negli esperimenti condotti su modelli murini BALB/c, l’immunizzazione con due dosi da 10 microgrammi ha garantito una protezione completa (100% di sopravvivenza) sia contro il ceppo omologo TX37 (clade 2.3.4.4b) sia contro il ceppo eterologo Cam23 (clade 2.3.2.1e), abbattendo drasticamente la carica virale nei tessuti [6]. Una dose inferiore da 1 microgrammo ha offerto protezione totale contro il ceppo omologo e parziale verso quello eterologo [6].

Sul fronte terapeutico, un’altra ricerca ha ingegnerizzato un anticorpo bispecifico (BsAb-H7) in grado di legarsi simultaneamente a due epitopi altamente conservati sulla testa dell’emagglutinina dei virus H7 [5]. Analizzando oltre 2.500 isolati sequenziati nell’arco di diversi decenni, i ricercatori hanno identificato residui aminoacidici pressoché invarianti (G70, G132, N167 e M173) [5]. Nei modelli animali infettati con dosi letali del sottotipo H7N7, la somministrazione per via intranasale ha superato l’efficacia dell’iniezione sistemica, accelerando la clearance virale nei polmoni e riducendo l’immunopatologia respiratoria anche quando applicata in finestre di intervento ritardate [5].

Sorveglianza epidemiologica: dai riassortanti H6 negli allevamenti agli orthoreovirus nei pipistrelli

Il quadro della sorveglianza delle malattie infettive si estende oltre i virus H5N1 [2, 4]. In Cina, la caratterizzazione genetica di isolati virali ottenuti da polli affetti da sintomi respiratori ha portato all’identificazione di cinque ceppi H6N1 e uno H6N2 scaturiti da riassortimenti genomici [2]. Questi virus presentano la proteina emagglutinina derivata dal lignaggio ST339 delle oche domestiche e i sei geni interni forniti dal genotipo G57 del virus H9N2 [2]. Le indagini in vitro e in vivo hanno evidenziato che sia l’isolato H6N2 sia la proteina HA dei ceppi H6N1 possiedono una duplice affinità di legame, capace di riconoscere sia i recettori di tipo aviare sia quelli di tipo umano [2]. I test nei topi hanno dimostrato un’elevata virulenza, mentre tra i volatili si è registrata una trasmissione efficiente con manifestazioni respiratorie [2].

Al contempo, una revisione narrativa pubblicata a settembre 2026 ha fatto il punto sugli orthoreovirus dei pteropodi (Pteropine orthoreoviruses), patogeni zoonotici trasmessi da pipistrelli della frutta della famiglia Pteropodidae [4]. Questi virus, storicamente considerati poco patogeni per i mammiferi, sono oggi associati nell’uomo a sindromi respiratorie acute e manifestazioni neurologiche, con evidenze di trasmissione interumana [4]. L’analisi mette in luce come la diversità genomica e le proteine transmembrane FAST facilitino l’adattabilità virale, evidenziando la necessità di integrare la sorveglianza genomica globale secondo l’approccio One Health [4].

Il ruolo degli animali domestici: esposizione ai virus influenzali nei cani

La comprensione delle dinamiche zoonotiche richiede il monitoraggio delle specie animali che vivono a stretto contatto con l’uomo [3]. Un’indagine sieroepidemiologica condotta su 256 cani domestici adulti ha analizzato la presenza di anticorpi specifici tramite saggi di inibizione dell’emagglutinazione e neutralizzazione virale [3].

I risultati hanno rilevato un’elevata sieroprevalenza per il virus dell’influenza stagionale umana H3N2, pari al 77,34% dei campioni [3]. Per il ceppo umano stagionale H1N1 la sieroprevalenza si è attestata allo 0,78%, mentre per i lignaggi di tipo B (Yamagata e Victoria) è risultata dello 0,39% [3]. Relativamente ai virus aviari, lo 1,17% dei cani ha mostrato positività per l’H7N1, mentre nessuna positività è stata riscontrata per virus aviari o canini specifici [3]. Questi dati indicano che i cani d’appartamento vengono frequentemente esposti ai virus influenzali stagionali umani, sottolineando l’importanza di una sorveglianza sierologica continuativa anche negli animali da compagnia [3].

Limiti dell’evidenza scientifica e cautele d’interpretazione

I dati finora disponibili offrono indicazioni fondamentali, ma devono essere interpretati considerando i precisi limiti dei disegni di studio adottati [1, 2, 3, 4, 5, 6]. Gli eccellenti risultati ottenuti con il vaccino a mRNA formulato con ssPalmO [6] e con l’anticorpo bispecifico BsAb-H7 [5] derivano esclusivamente da modelli preclinici murini. Non costituiscono una prova diretta di sicurezza ed efficacia clinica nell’essere umano, traguardo che richiederà rigorose fasi di sperimentazione sull’uomo [5, 6].

Analogamente, le evidenze sulla duplice affinità di legame recettoriale dei ceppi H6 [2] dimostrano una plausibilità biologica per l’infezione dei mammiferi, ma non equivalgono alla dimostrazione di una capacità di trasmissione sostenuta da uomo a uomo in condizioni naturali [2]. Per quanto riguarda le rilevazioni epidemiologiche, il rapporto dell’ECDC si basa su indagini nazionali autocertificate, con dati di copertura disomogenei che non consentono un confronto statistico omogeneo tra tutti i Paesi [1]. Infine, la sieropositività riscontrata nei cani riflette un’esposizione pregressa ai virus umani stagionali, non dimostrando che il cane funga da serbatoio attivo per la trasmissione di nuove pandemie [3].

Cosa significano questi dati per i cittadini

Per la popolazione generale, il quadro delineato dalle autorità sanitarie europee conferma un livello di rischio attualmente basso [1]. Non vi sono indicazioni per modificare i comportamenti quotidiani o ricorrere a misure farmacologiche individuali [1]. Le indicazioni vaccinali specifiche riguardano esclusivamente particolari fasce professionali maggiormente esposte, come allevatori, veterinari e personale di laboratorio [1].

La ricerca scientifica e le reti di sorveglianza internazionale stanno lavorando in modo preventivo [1, 4]. Lo sviluppo di nuove piattaforme vaccinali a mRNA e di anticorpi ad ampio spettro rappresenta un’assicurazione strategica, finalizzata a garantire una risposta tempestiva qualora i profili di rischio dovessero mutare [5, 6]. Il mantenimento di elevati standard di biosicurezza negli allevamenti e la costante sorveglianza veterinaria rimangono i pilastri principali della prevenzione [1, 2, 3].

Approfondimenti su Medicomunicare

Bibliografia e fonti

  1. ECDC Pubblicazioni. Zoonotic influenza A(H5) vaccination in humans in the EU/EEA. 2026-10-07. Fonte originale
  2. Wan Z, Jiang W, Cao X, Guo X, He X, Zhang J, Chu X, Ji X. Novel emerging reassortant H6 avian influenza viruses with internal genes from G57 genotype of H9N2 pose potential zoonotic risk.. Emerging microbes & infections. 2026. doi:10.1080/22221751.2026.2732846. PMID:42758940. Fonte originale
  3. Trombetta CM, Marotta MG, Marchi S, Bonfante F, Maniero S, Napolitan A, Moreno A, Chiapponi C. Exposure of dogs to influenza A and B viruses.. One health (Amsterdam, Netherlands). 2026. doi:10.1016/j.onehlt.2026.101537. PMID:42729852. Fonte originale
  4. Branda F, Ceccarelli G, Mohapatra RK, Ahmed MM, Adebayo UO, Yon DK, Maruotti A, Scarpa F. Molecular pathogenesis, global epidemiological trends, and treatment strategies for pteropine orthoreoviruses: a narrative review.. Emerging microbes & infections. 2026. doi:10.1080/22221751.2026.2732705. PMID:42720549. Fonte originale
  5. Wu H, Yang F, Wang P, Fu J, Zhang J, Guo J, Cheng L, Liu F. A bispecific antibody targeting conserved hemagglutinin epitopes confers broad protection against H7 avian influenza and accelerates viral clearance via localized respiratory delivery.. Emerging microbes & infections. 2026. doi:10.1080/22221751.2026.2713326. PMID:42617142. Fonte originale
  6. Shichinohe S, Li Q, Tanaka H, Anindita J, Yoshimoto S, Kaewaroon N, Shimooka M, Anzai I, Akita H, Watanabe T.. Cross-clade protection against human H5N1 isolates by a clade 2.3.4.4b HA mRNA vaccine in mice.. 2026. doi:10.1016/j.vaccine.2026.129215. PMID:42826690. Fonte originale

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