HomeBIOMEDICINA & SALUTEXeroderma: i markers dello stress ossidativo altalenano con le ore

Xeroderma: i markers dello stress ossidativo altalenano con le ore

Lo stress ossidativo origina da uno squilibrio di produzione fra la produzione di specie radicaliche reattive (ROS) e la quota di molecole o enzimi antiossidanti presenti on ogni cellula dei tessuti. Lo stress ossidativo è stato confermato come causa o concausa o fattore di mantenimento di molte malattie neuro-degenerative. Fra queste la sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) ed il morbo di Parkinson. Alcuni studi precedenti hanno chiarito che esiste una maggiore produzione di markers di stress ossidativo nello xeroderma pigmentoso (XP) e nella sindrome di Cockayne (CSA), entrambi con difetti del riparo del DNA. In entrambe queste condizioni, nel tempo, le lesioni cellulari di tipo ossidativo e non conducono a problemi neurologici, come sordità, difficoltà nel linguaggio e nella deambulazione (atassia), distonìa delle corde vocali e apnea nel sonno. In analisi preliminarie un gruppo di ricerca (Hayashi et al. 2012) ha trovato una maggiore concentrazione urinaria di markers di stress ossidativo sia nell’XP che nella CSA.

In uno studio postumo del 2016, lo stesso team di ricerca ha esplorato la presenza di tali markers assieme a prodotti secondari (cataboliti) della melatonina nelle urine nell’arco delle 24 ore. Il team ha reclutato 8 pazienti con XPA ed 8 soggetti sani, dividendoli per età giovanile ed adulta. Raccogliendo campioni di urina ogni 6 ore (00:00, 06:00, 12:00 e 18:00), i ricercatori hanno dosato la 8-OHdG (marker di ossidazione del DNA), la HEL (marker di ossidazione dei grassi) e la melatonina-6 solfato (6-SOM). Il picco della 6-SOM era presente alle 6 del mattino sia nei soggetti normali o con XPA, che fossero giovani o adulti; solo che i soggetti con XPA lo avevano più basso. Nel gruppo di soggetti adulti, i livelli urinari di 8-OHdG erano aumentati nelle persone con XP ma non in quelle sane, per le quali un forte picco era presente alle 6 del mattino. I livelli di HEL non mostravano sostanziali variazioni diurne o notturne fra i vari gruppi studiati. Tuttavia, nei soggetti adulti con XPA, i livelli di 8-OHdG ed HEL erano più alti mentre la controparte di controlli li aveva normali.

Nel gruppo di adulti dei pazienti con XPA, i livelli urinari dei composti con capacità antiossidante totale (TAO) era dimezzato rispetto ai controlli, con un picco in ribasso a mezzogiorno. In via preliminare, dunque, chi è affetto da XPA ha dei livelli inferiori di 6-SOM, un catabolita derivato dalla melatonina. Questo ormone regola i ritmi circadiani e gioca un ruolo nella trasduzione delle azioni crono-biologiche di diversi ormoni. In parole povere, permette ad altri ormoni di coordinarsi nelle loro azioni durante i vari periodi della giornata o del riposo notturno. Essa mostra ritmi di secrezione nell’arco delle 24 ore, con un picco intorno alla mezzanotte. Inoltre, è riconosciuto che la melatonina è un antiossidante diretto ed ha potenzialità come anti-infiammatorio e regolatore del sistema immunitario. Per tale ragione, è al vaglio come potenziale supplemento bioterapico nella sclerosi multipla e nella  malattia di Huntington. Infatti, non mostra effetti avversi o tossici a dosaggi relativamente elevati (entro i 50mg), eccetto la sonnolenza per ovvie ragioni.

Sfortunatamente, non ci sono possibilità terapeutiche correttive per l’XP, nè per le lesioni cutanee nè tantomeno per i disturbi neurologici. Lo stesso team ha tentato la supplementazione con la levo-DOPA per la distonia delle corde vocali, trovando un temporaneo miglioramento della distonia e del tremore alle mani. La melatonina, è diversa dalla dopamina (derivata dalla levo-DOPA) ed ha azioni antiossidanti che la dopamina non possiede. Anzi, il metabolismo ossidativo di quest’ultima può divenire lesivo per le cellule nervose (produzione di perossido). Trials clinici con melatonina sono stati provati in bambini con disturbi dell’attenzione (ADHD) e disturbo dello spettro autistico. In entrambi i casi, sono stati riportati miglioramenti visibili del comportamento e della qualità del sonno, senza effetti avversi di alcun tipo. Il team che ha condotto questa ricerca è convinto che un simile trial con melatonina sia fattibilissimo nelle persone con XPA. Ed infatti stanno procedendo al reclutamento di pazienti ed alla programmazione di una prova clinica controllata.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Miyata R et al. Oxid Med Cellular Longevity 2016: 5741517

Hayashi M et al. Neurodegenerative Diseases: pp278-299. Springer Ed.

Pandi-Perumal SR et al. Neurotox Res. 2013; 23(3):267-300.

Miyata R et al. Brain Development 2010; 32(8):685-87.

Hayashi M et al. Brain Development 2005; 27(1):34-38.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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