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Campi elettromagnetici e fertilità: oltre al rischio tumori, le prime indagini sugli effetti riproduttivi

L’infertilità è una preoccupazione significativa per la salute pubblica sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Un possibile fattore di rischio per l’infertilità potrebbe essere l’esposizione all’inquinamento atmosferico. Negli ultimi anni sono aumentate le preoccupazioni per le persone che vivono in prossimità di linee elettriche ad alta tensione installate all’interno o vicino ai loro edifici residenziali. Le linee elettriche che trasportano elettricità ad alta tensione sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo sono le principali fonti di campi elettromagnetici a frequenza estremamente bassa nelle case e nei luoghi di lavoro. Si stima che le persone che vivono in prossimità di linee elettriche ad alta tensione siano maggiormente a rischio di pericoli causati da campi elettromagnetici ad alto livello e bassa frequenza. La ricerca suggerisce anche che l’esposizione al campo elettromagnetico può provocare danni al sistema corporeo.

Si stima che il campo EM possa influenzare negativamente i processi biologici. Molti ricercatori hanno studiato gli effetti dell’esposizione al campo magnetico sul sistema immunitario, sull’ormone della melatonina, sul sistema cardiovascolare, sul cancro e sul sistema nervoso centrale. Studi su animali hanno dimostrato che l’esposizione ai campi elettromagnetici può avere effetti negativi sugli ormoni endocrini riproduttivi, sulla funzione gonadica, sul processo di embriogenesi e sulla gravidanza. Può anche diminuire la riserva ovarica, il che può condurre alla sterilità. Finora è stata prestata meno attenzione alla valutazione degli effetti negativi dell’esposizione ai campi elettromagnetici sull’infertilità. Alcuni studi non sono riusciti a trovare alcuna correlazione. Alcuni studi hanno dimostrato che la distanza tra l’abitazione e le linee elettriche potrebbe essere un utile surrogato del livello di esposizione a campi elettromagnetici a frequenza estremamente bassa.

Recentemente è stato condotto uno studio caso-controllo sulla vicinanza residenziale al campo magnetico delle linee elettriche associate all’infertilità sia in uomini che in donne iraniane. Sono state appaiate due coorti, una di 475 donne con infertilità ed una di 470 controlli senza apparenti problemi di fertilità. Le donne studiate sono state divise in tre gruppi: non esposte (che vivevano a più di 1000 metri di distanza dalle linee), quelle con esposizione inferiore (tra 500-1000 metri di distanza) e quelle con alta esposizione, che vivono entro 500 metri dalle linee. La maggior parte delle donne (n=725; 322 casi e 403 controlli) sono state considerate non esposte, vivendo a più di 1000 metri dalle linee ad alta tensione. Centododici case si trovavano ameno di 500 metri da linee elettriche ad alta tensione. Le analisi univariate hanno rivelato che coloro che vivevano vicino a una linea elettrica avevano un rischio maggiore di infertilità: più erano vicini, maggiore era il rischio.

Dopo l’adeguamento per residenza, età, livello di istruzione, lavoro ed età al matrimonio, i ricercatori scoperto che coloro che vivono entro 500 metri dalle linee corrono un rischio quadruplo di sviluppare infertilità, rispetto a coloro che vivono a più di 1000 metri dalle linee. La stessa cosa è stata fatta per una coorte di 472 uomini con problemi di infertilità, che è stata appaiata con un gruppo di 471 uomini normali e riferito come controllo sano. Sono state osservate associazioni significative tra infertilità e abitare a meno di 600 metri da una linea elettrica. Sebbene gli studi abbiano sofferto di svariate limitazioni, il principio biologico è stato confermato. Questi studi sono relativamente esclusivi, poiché l’interesse maggiore dei ricercatori in questi decenni si è concentrato sul pericolo dell’associazione fra campi elettromagnetici artificiali e la comparsa di tumori.

In particolare, esistono almeno una sessantina di pubblicazioni scientifiche che hanno dedicato sforzo per comprendere se la vicinanza a linee esterne ad alta tensione potessero essere connessa alla comparsa di leucemie nell’adulto, ma soprattutto nei bambini. Invero, uno studio iraniano del 2007 ha confermato che i bambini che vivono a meno di 500 metri dai tralicci dell’alta tensione (con un campo magnetico superiore a 0.45 microT) hanno un rischio da 4 ad 8 volte maggiore di sviluppare leucemia. I dati sono stati confermati da gruppi indipendenti in varie nazioni (es. Inghilterra, Norvegia, California ed anche Italia). Ma nessuno studio si è mai occupato di indagare l’effetto delle linee ad alta tensione sulla salute riproduttiva sulle persone dal vivo. Questo campo è notevolmente interessante, anche in vista degli studi iniziali che sono cominciati da alcuni anni per sondare gli effetti dei campi EM prodotti da sistemi wi-fi sulla salute umana.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Esmailzadeh S et al. Int J Occup Env Med 2019; 10(1):11-16.

Esmailzadeh S et al. Iran J Public Health 2019; 48:986-987.

Sadeghi T et al. Rom J Intern Med 2017; 55(3):145-150.

Lewis RC et al. J Tox Env Health B Crit Rev 2016; 19:29-45

Feizi AA, Arabi MA. Asian Pac J Cancer Prev 2007; 8:69-72.

Turgeon A et al. Bioelectromagnetics 2004; 25:374-379.

Lagorio S, Salvan A. Ann Ist Sup Sanità 2001; 37(2):213-24.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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