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Alluminio: quali pericoli rappresenta per la salute in base ai dati scientifici?

L’alluminio è un metallo molto comune che l’industria utilizza per la fabbricazione di una vastissima pletora di materiali ed oggetti di uso quotidiano. In base alle indicazioni dell’OMS sulla tossicità dell’alluminio, si ritiene tollerabile per il corpo umano una dose settimanale di alluminio pari a 2 milligrammi per ogni chilogrammo di peso. In altri termini, per un uomo adulto di 75Kg la dose tollerabile sarebbe di 150mg a settimana, mentre per un bambino di 20Kg sarebbe di 40mg. L’alluminio è presente (in concentrazioni minime) anche in prodotti da forno che consumiamo abitualmente come pane, dolci e cereali, nel thè, nel cacao, nei formaggi fusi e in alcuni additivi chimici. Senza dimenticare che lo possiamo trovare nelle pentole e nelle caffettiere in alluminio, nelle lattine delle bibite e nell’acqua potabile anche se quest’ultima non fa probabilmente testo. Nel caso delle lattine per bevande gassate, l‘acidità intrinseca delle bevande potrebbe promuovere il passaggio di ioni metallici in soluzione a causa degli acidi organici presenti (citrato, ascorbato, tartarato, ecc.).

Si ritiene che la maggiore fonte di assunzione di alluminio in passato derivasse dalla cottura delle conserve di pomodoro nelle pentole di alluminio. Il pomodoro, infatti, contiene alcuni acidi organici il cui più abbondante è l’acido ossalico. Fortunatamente, l’alluminio è caratterizzato da una certa inerzia chimica come metallo ma anche come ione. La maggioranza dei suoi sali inorganici è molto insolubile in acqua, il che ne limita di molto l’assorbimento gastrointestinale. Un caso a parte rappresenta l’assunzione di sali di alluminio organici utilizzati nelle preparazioni anti-reflusso e di protezione della mucosa gastrica. Il sucralfato ed altri prodotti simili sono coniugati di polisaccaridi solforati che sono salificati con ioni alluminio. Non è ancora chiaro però se l’assunzione protratta di questi farmaci possa rappresentare una fonte pericolosa di alluminio nel tempo, nonostante siano molto sicuri e sprovvisti di tossicità generale. Anche la quasi totalità degli alimenti vegetali contiene alluminio in tracce e questo contribuisce ad una costante assunzione di alluminio dall’ambiente.

L’alluminio è stato ritenuto responsabile della morbilità e mortalità umana, ma non ci sono prove coerenti e convincenti per associare la sua presenza nel cibo e nell’acqua potabile, alle dosi e nelle forme chimiche attualmente consumate dalle persone che vivono in Nord America e in Europa occidentale con un rischio aumentato di Morbo di Alzheimer. Né ci sono prove chiare che dimostrino che l’uso di antitraspiranti o cosmetici per le ascelle contenenti alluminio aumenta il rischio di demenza o cancro al seno. L’alluminio metallico, i suoi ossidi e i sali di alluminio comuni non hanno dimostrato di essere né genotossici né cancerogeni. L’esposizione all’alluminio durante la nutrizione parenterale neonatale e pediatrica può compromettere la mineralizzazione ossea e ritardare lo sviluppo neurologico. Si sono verificati effetti avversi ai vaccini con adiuvanti contenenti alluminio; tuttavia, recenti studi controllati hanno rilevato che la risposta immunologica a determinati vaccini con questi adiuvanti non era maggiore, e in alcuni casi inferiore a quella dopo identica vaccinazione senza adiuvanti a base di alluminio.

Non bisogna dimenticare, infine, che l’alluminio è annoverato nella lista degli ioni minerali che fanno normalmente parte della composizione del corpo umano. Quindi sarà sempre possibile ritrovare la presenza di allumino in campioni di sangue o tessuti umani, indipendentemente da una introduzione da inquinamento ambientale o da ambito farmaceutico. Esistono studi condotti negli ultimi cinque decenni, dove sono stati indagati gli effetti dello ione alluminio solubile sulle varie funzioni organiche e cellulari in dettaglio. È stato così possibile appurare che l’alluminio può condizionare l’attività di svariati enzimi cellulari. Nel senso che può fungere da cofattore per alcuni e risultare inibitorio per altri, specialmente quando raggiunge concentrazioni che vengono ritenute tossiche. Dato che l’alluminio è particolarmente attivo sul sistema nervoso, in modo analogo a certi metalli pesanti, sono stati studiati gli effetti sul tessuto nervoso. È stato anche scoperto che l’alluminio può entrare nel cervello sfruttando il recettore per la transferrina, la maggiore proteina di trasporto del ferro corporeo.

Questo è in linea con le osservazioni che nell’intestino l’alluminio libero può competere con l’assorbimento di ioni come il calcio ed anche il ferro. A dosi fisiologiche, gli ioni alluminio influiscono positivamente sui mitocondri. In questi organelli, centrali energetiche particolarmente essenziali per le cellulecerebrali, esso stimola l’attività della succinato deidrogenasi del ciclo energetico di Krebs. Al contrario, a dosi tossiche blocca altri due enzimi mitocondriali: la citocromo ossidasi, necessaria alla respirazione cellulare; e la MAO-A, l’enzima che degrada alcuni neurotrasmettitori. In più, può innescare lo stress ossidativo nei mitocondri, bloccando l’enzima NADP-ICDH che questi organelli usano per rigenerare il glutatione. L’alluminio influenza negativamente anche il traffico cellulare di ioni calcio, condizionando di conseguenza molti fenomeni neuronali centrali al regolare funzionamento del cervello. Infine, poiché esso condiziona due enzimi che regolano le disponibilità energetiche nel cervello e nelle piastrine, si è pensato che queste ultime potessero rappresentare un marker di intossicazione cerebrale da questo metallo.

Un altro compartimento che sembra condizionato dall’alluminio è quello sanguigno, nello specifico i globuli rossi ed il midollo osseo. Nei primi è stato provato che lo ione alluminio solubile sbilancia le concentrazioni interne di potassio, che stabilizza la loro osmosi. Inoltre, può interferire con il trasporto di colina, una base per la costituzione delle membrane del globulo rosso stesso. A livello midollare l’alluminio condiziona l’enzima ALA deidratasi, il secondo enzima che serve alla sintesi dell’eme che entrerà a far parte dell’emoglobina. Esattamente come lo zinco, che è il cofattore dell’enzima, l’alluminio attiva questo enzima alle basse concentrazioni ma fa da inibitore alle dosi tossiche. Sulla base di questa informazione, è stato pensato originariamente che la tossicità ematologica (anemia) dell’alluminio nei pazienti dializzati dipendesse dall’accumulo di alluminio per la compromessa funzionalità di filtrazione renale. In realtà, nel caso dell’insufficienza renale cronica, il contributo della mancanza dell’ormone eritropoietina (EPO) fa da padrone al problema di fondo.

In definitiva, l’alluminio non rappresenta una grossa minaccia ambientale o alimentare per la nostra salute. Un rischio decisamente maggiore può essere presente per color che lo lavorano a livello professionale. La sua tossicità, inoltre, è senza dubbio notevolmente inferiore a quella dei noti metalli pesanti come piombo, mercurio e cadmio. Esso può diventare pericoloso se assunto in forma ionica solubile, ma questa eventualità non è comune datoche la sua chimica è caratterizzata da scarse reattività e solubilità.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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