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Revisionato

Alternathera: la pianta brasiliana che potrebbe prevenire l’artrosi del ginocchio?

L’artrosi, conosciuta in ambito medico come osteoartrite, è una delle principali cause di dolore cronico e disabilità. L’artrosi è una malattia degenerativa delle articolazioni che si sviluppa quando la cartilagine protettiva che riveste le estremità delle ossa si…
Autore e revisore scientifico: Dott. Gianfrancesco Cormaci
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L’artrosi, conosciuta in ambito medico come osteoartrite, è una delle principali cause di dolore cronico e disabilità. L’artrosi è una malattia degenerativa delle articolazioni che si sviluppa quando la cartilagine protettiva che riveste le estremità delle ossa si consuma progressivamente. Con il tempo, questo processo provoca dolore, gonfiore, rigidità e una riduzione della mobilità. La patologia tende a peggiorare con l’età ma può essere favorita anche da sovrappeso, traumi articolari e predisposizione genetica. Il ginocchio è l’articolazione più colpita: oltre la metà dei casi di osteoartrite interessa proprio questa zona del corpo. Il peso sociale e sanitario della malattia è enorme e le opzioni terapeutiche restano spesso limitate.

Ora una nuova ricerca suggerisce che una pianta originaria delle coste del Brasile potrebbe offrire un contributo importante nella gestione dei sintomi. La scoperta arriva da test condotti su animali e saranno pubblicati il prossimo Gennaio su una rivista scientifica internazionale. Gli esperti però invitano alla prudenza: i risultati sono incoraggianti ma servono ulteriori studi prima di qualsiasi applicazione clinica sull’uomo. La ricerca ha acceso i riflettori su una pianta chiamata Alternanthera littoralis, conosciuta anche come “Mantello di San Giuseppe”. Si tratta di un’erba medicinale che cresce nelle regioni costiere del Brasile e che in passato è stata utilizzata nella medicina tradizionale popolare per trattare infezioni batteriche e fungine.

Gli scienziati hanno deciso di studiarne gli effetti sull’artrosi attraverso test di laboratorio condotti sui topi. I risultati hanno mostrato una riduzione significativa del gonfiore articolare, dell’infiammazione e della rigidità. Gli esperimenti hanno evidenziato che l’estratto della pianta è in grado di alleviare diversi sintomi tipici dell’artrosi. Nei topi trattati, i ricercatori hanno osservato una diminuzione dell’infiammazione e una migliore mobilità articolare. Oltre alla riduzione del dolore e dell’infiammazione, i ricercatori suggeriscono che l’erba potrebbe avere un ruolo nella protezione dei tessuti articolari. Questo aspetto è particolarmente rilevante perché l’artrosi non è solo una malattia dolorosa ma comporta anche un deterioramento delle cartilagini articolari.

Secondo gli studiosi, i risultati sono “promettenti” ma restano ancora molte domande aperte. In particolare, i meccanismi molecolari precisi attraverso cui la pianta esercita i suoi effetti non sono ancora completamente chiari e richiedono ulteriori approfondimenti. Da alcune pubblicazioni del passato, si sa che le parti aeree della pianta contengono alcuni composti come uridina (una base degli acidi nucleici), tirosolo (lo stesso polifenolo contenuto nell’olio d’oliva) e dei flavonoidi, che notoriamente hanno attività antiossidante ed antinfiammatoria. Più recentemente (2017), gli scienziati hanno anche isolato degli alcaloidi da questa pianta, l’alternamide A (un triciclico), l’alternamina A (un alcaloide isochinolinico) e l’alternamina B (derivato azotato del tirosolo).

Tutti questi hanno dimostrato forte attività antiossidante e attività contro il parassita della malattia del sonno (Trypanosoma cruzi). Gli scienziati non sono ancora sicuri, ma la simultanea presenza di flavonoidi antiossidanti e alcaloidi potenzialmente in grado di interferire con l’attivazione del fattore di trascrizione NF-kB potrebbe essere il motivo plausibile del potere non solo antinfiammatorio, ma potenzialmente protettivo di questa pianta sul logorio osteoartrosico delle articolazioni. Gli alcaloidi riconosciuti sono tutti di natura catecolica (diossi-aromatica), il che fa presumere che fra i meccanismi di azione delle sostanze ci sia anche l’attivazione di vie antiossidanti indirette guidate dal fattore cellulare Nrf-2, che è sensibile a sostanze ossido-riduttive come i catecoli naturali.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Leoratto PF et al. J Ethnopharmacol. 2026; 355(Pt B):120720.

Koolen HHF, Pral EM et al. Phytochemistry. 2017; 134:106-113.

de Santana Aquino DF et al. Inflammation. 2015; 38(6):2057-66.

Souza JG et al. Z Naturforsch C J Biosci. 2007; 62(5-6):339-347.

Bibliografia scientifica rilevata nel testo dell’articolo: 4 riferimenti.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
Autore

Dott. Gianfrancesco Cormaci

Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998; specialista in Biochimica Clinica nel 2002; dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ricercatore negli USA (2004-2008) alle dipendenze dell'NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la Clinica Basile di Catania (dal 2013) e continuo presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania (dal 2020). Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali. Medico penitenziario da Aprile 2024 presso la CC.SR. Cavadonna

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