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Difterite e prevenzione vaccinale: l’impatto epidemiologico secondo l’ISS

L'Istituto Superiore di Sanità fa il punto sulla difterite: i dati sull'efficacia vaccinale, i rischi associati alla tossina batterica e le indicazioni sui richiami.
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Un recente aggiornamento divulgato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha ribadito l’importanza fondamentale di mantenere alta la guardia nei confronti della difterite, una patologia infettiva potenzialmente letale ma prevenibile tramite immunizzazione [1]. L’analisi evidenzia come i programmi di profilassi abbiano radicalmente trasformato l’epidemiologia di questa infezione: secondo le stime dell’ISS, l’introduzione e la continuità della vaccinazione hanno consentito in Italia, tra il 1939 e il 2015, di prevenire circa due milioni di casi [1]. Il documento si rivolge alla popolazione generale e agli operatori sanitari per chiarire i meccanismi patogenetici dell’infezione, richiamare l’attenzione sui quadri clinici e ricordare la necessità di aderire ai calendari vaccinali, compresi i richiami nell’adulto [1]. Comprendere la rilevanza di questi dati è cruciale per evitare la perdita di immunizzazione protettiva nel tempo [1].

La difterite e prevenzione vaccinale: impatto storico ed epidemiologia attuale

L’efficacia degli interventi di sanità pubblica nel contrasto a questa malattia è documentata dalle statistiche storiche nazionali. Dai dati ISTAT emerge che, grazie all’estensione delle campagne vaccinali a partire dagli anni Settanta, l’Italia è passata da oltre 2000 decessi annui a zero decessi nei bambini di età inferiore a cinque anni tra la fine di quel decennio e il 2015 [1]. L’infezione è soggetta a obbligo di notifica al Ministero della Salute e oggi risulta estremamente rara nei Paesi con elevata adesione ai programmi vaccinali [1].

Tuttavia, il monitoraggio epidemiologico non può essere interrotto. A livello europeo, l’Atlas del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) ha segnalato nel 2025 un totale di 80 casi provocati da Corynebacterium diphtheriae e 63 casi da Corynebacterium ulcerans, a seguito di un incremento osservato nel biennio 2022-2023 [1]. Nel contesto nazionale italiano, tra il 2019 e l’agosto 2026, l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato 14 casi, di cui oltre la metà correlati a recenti viaggi all’estero [1]. Le aree del pianeta in cui la patologia rimane endemica includono principalmente il Sud-Est asiatico, l’Africa e il Brasile [1].

Agente eziologico, ruolo della tossina difterica e manifestazioni cliniche

La difterite è un’infezione contagiosa provocata da ceppi batterici produttori di tossina appartenenti al complesso Corynebacterium diphtheriae [1]. Oltre a C. diphtheriae e C. ulcerans, più raramente possono essere implicati isolati di C. pseudotuberculosis [1]. Recentemente sono state inoltre individuate altre specie portatrici del gene o produttrici della tossina (quali C. belfantii, C. ramonii e C. silvaticum), teoricamente capaci di indurre la malattia nell’essere umano [1].

L’infezione si insedia prevalentemente a livello delle mucose di naso, tonsille e ugola, sviluppando una caratteristica sintomatologia tra 2 e 5 giorni dopo l’esposizione [1]. Il quadro clinico tipico comprende:

  • Formazione di una membrana grigio-biancastra (pseudomembrana) aderente su tonsille e gola [1];
  • Faringodinia, raucedine e marcata linfoadenopatia cervicale [1];
  • Difficoltà respiratoria, tachipnea e secrezione nasale [1];
  • Febbre, brividi e grave astenia [1].

Esistono inoltre portatori asintomatici o soggetti con manifestazioni molto lievi che, pur senza sviluppare la malattia conclamata, possono trasmettere attivamente il batterio ad altri individui [1].

Complicanze sistemiche e letalità della malattia

Il pericolo principale della difterite risiede nella sintesi di una potente esotossina [1]. Oltre a provocare necrosi tissutale locale — con la formazione di pseudomembrane costituite da detriti cellulari e batteri capaci di occludere le vie aeree —, la tossina difterica entra nel circolo ematico diffondendosi verso organi vitali distanti [1].

Le complicanze d’organo descritte dall’ISS comprendono la miocardite, caratterizzata da aritmie e potenziale evoluzione in insufficienza cardiaca progressiva, il danno renale acuto e polineuropatie a carico sia dei nervi cranici (con paralisi del palato molle, disfagia e compromissione dei muscoli oculari) sia dei nervi periferici motori [1]. Se la tossinfezione paralizza la muscolatura respiratoria, si rende necessario il supporto ventilatorio meccanico [1]. I dati epidemiologici confermano che il tasso di letalità complessivo oscilla ancora tra il 5% e il 10%, potendo salire fino al 20% nei bambini con meno di 5 anni in particolari contesti clinici e assistenziali [1].

Protocolli terapeutici: tempestività d’azione contro la tossina

La gestione della forma respiratoria richiede un’immediata presa in carico in regime di ricovero ospedaliero [1]. Nei casi con forte sospetto clinico, il trattamento deve essere avviato senza attendere i tempi di conferma microbiologica del laboratorio [1]. L’approccio cardine si fonda su due presidi combinati:

  • Antitossina difterica (DAT): indispensabile per neutralizzare la tossina libera circolante nel sangue [1]. Tuttavia, l’antitossina non è in grado di agire sulla frazione tossica già legata alle cellule; la sua somministrazione precoce è dunque decisiva per limitare i danni permanenti [1].
  • Antibioticoterapia: basata tipicamente su penicillina o macrolidi, serve a debellare la replicazione batterica e ad arrestare l’ulteriore produzione di tossina [1]. La terapia viene successivamente rimodulata in base all’antibiogramma per escludere eventuali ceppi resistenti [1].

Nei pazienti in cui le pseudomembrane determinano ostruzione respiratoria acuta, possono rendersi necessarie manovre invasive di emergenza, quali intubazione endotracheale o tracheotomia assistita da ventilazione meccanica [1].

Calendario vaccinale, richiami e considerazioni per la popolazione

La prevenzione primaria si attua attraverso il vaccino, formulato per indurre una robusta risposta immunitaria protettiva [1]. Il calendario vaccinale nazionale italiano prevede l’avvio della profilassi nel primo anno di vita con un ciclo di base a tre dosi inserito nel vaccino esavalente (associato a tetano, pertosse acellulare, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae tipo b) [1]. Successivamente, sono programmati richiami al sesto e al dodicesimo anno di età [1].

Un elemento fondamentale evidenziato dalla sanità pubblica riguarda l’età adulta: la protezione non è perenne ed è raccomandata una dose di richiamo ogni 10 anni con vaccino trivalente (dTap) [1]. Tale vaccinazione è indicata anche per le donne a ogni gravidanza, a prescindere dal loro stato vaccinale pregresso [1]. Per coloro che pianificano viaggi verso aree a trasmissione endemica, la verifica della copertura decennale è prioritaria [1]. L’ISS precisa infine che la sicurezza dell’immunizzazione è supportata da ampie evidenze: una revisione dell’OMS su 57 studi (2010-2025) ha ribadito l’assoluta assenza di correlazione causale tra vaccinazioni pediatriche e disturbi dello spettro autistico, confutando le ipotesi prive di fondamento scientifico avanzate a fine anni Novanta e formalmente ritirate dalla letteratura [1].

Limiti delle evidenze e cosa i dati non dimostrano

I dati forniti dall’ISS rappresentano evidenze di sorveglianza epidemiologica e sintesi di sanità pubblica istituzionale [1]. Tali evidenze documentano in modo chiaro l’efficacia storica su vasta scala della profilassi e il calo drastico della mortalità infantile, ma presentano limiti intrinseci [1]. I modelli di stima dei casi prevenuti (come i due milioni calcolati tra il 1939 e il 2015) derivano da proiezioni statistiche e retrospettive soggette alle assunzioni metodologiche dei modelli stessi [1].

Inoltre, l’assenza di decessi per decenni in determinate fasce di età non dimostra l’eradicazione definitiva dell’agente patogeno dal territorio [1]. L’esistenza di portatori asintomatici e l’identificazione di nuove specie produttrici di tossina dimostrano che il rischio di importazione e di focolaio locale persiste laddove si verifichino cali della copertura vaccinale o in presenza di soggetti suscettibili non protetti [1]. Tali rilievi epidemiologici non costituiscono indicazioni diagnostiche per il singolo cittadino, il quale per la valutazione del proprio stato immunitario o per la pianificazione di viaggi internazionali deve fare sempre riferimento ai servizi vaccinali o al proprio medico curante [1].

Approfondimenti su Medicomunicare

Bibliografia e fonti

  1. Istituto Superiore di Sanita. Difterite, cosa sapere. Con la vaccinazione prevenuti in 70 anni circa due milioni di casi. 2026-10-17. Fonte originale
  2. Hayashi H, Zer A, Kenmotsu H, Tachihara M, Cui J, Sutandyo N, Lokeshwar N, Lee GW. Pan-Asian adapted ESMO Clinical Practice Guidelines for the diagnosis, treatment and follow-up of patients with early and locally advanced non-small-cell lung cancer.. ESMO open. 2027. doi:10.1016/j.esmoop.2026.108533. PMID:42887130. Fonte originale
  3. Heilmann K, Walter M, Engert V. Salivary oxytocin and testosterone in empathic stress responding: a pilot study.. Stress (Amsterdam, Netherlands). 2026. doi:10.1080/10253890.2026.2720481. PMID:42855957. Fonte originale
  4. Dhar S, Poojari VG, Adiga P, Mundkur A, Tomar A, Kumar P. "Sailing Two Boats" the fragmented identity of working women and the hidden labor of infertility: a qualitative analysis.. Journal of psychosomatic obstetrics and gynaecology. 2026. doi:10.1080/0167482X.2026.2742884. PMID:42842760. Fonte originale

Contenuto informativo e divulgativo: non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari qualificati.

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