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Gruppo sanguigno e rischio patologie (V): l’influenza per i tumori

Il gruppo sanguigno ABO è stato associato al rischio e alla sopravvivenza di diverse neoplasie maligne. Ci sono dati che possa influenzare la comparsa di tumore gastrico, pancreatico e prostatico; tuttavia, l’evidenza di un’associazione con il cancro al seno è incoerente. Il gene ABO sul cromosoma 9q34 codifica per le glicosil-transferasi che catalizzano il trasferimento degli zuccheri all’antigene H per formare gli antigeni del gruppo sanguigno ABO. Oltre alla loro espressione sui globuli rossi, gli isoantigeni A e B sono espressi sulla superficie delle normali cellule duttali mammarie e sono debolmente espressi sulle normali cellule lobulari del tessuto mammario. Alcuni carcinomi mammari perdono l’espressione dell’antigene ABO, mentre le lesioni benigne variano rispetto all’espressione dell’antigene, suggerendo un possibile ruolo degli antigeni del gruppo sanguigno ABO nella carcinogenesi mammaria. Alcuni studi suggeriscono anche una possibile associazione tra l’espressione dell’antigene del gruppo sanguigno e fattori prognostici tra i pazienti con carcinoma mammario.

Studi precedenti sul gruppo sanguigno e sul rischio di cancro al seno generalmente non riportavano alcuna associazione. Tuttavia, uno studio recente ha suggerito una possibile associazione tra gruppo sanguigno A e aumento del rischio di carcinoma duttale; e due studi hanno riportato un’associazione tra gruppo sanguigno A o B e aumento del rischio di cancro al seno familiare. Questi studi suggeriscono la possibilità che possano esistere associazioni tra il gruppo sanguigno ABO e specifici sottotipi di cancro al seno, che non sono stati rilevati in studi precedenti su tutti i tumori al seno combinati. Anche le associazioni con il fattore Rh sono state incoerenti, così come gli studi sul gruppo sanguigno ABO e sulla sopravvivenza del cancro al seno. Sebbene il gruppo sanguigno ABO sia stato collegato al rischio di diversi tipi di tumore, i meccanismi biologici alla base di queste associazioni rimangono incerti. Ed anche se studi precedenti abbiano riportato associazioni significative tra gruppo sanguigno ABO o fattore Rh e rischio di cancro al seno, nel complesso la letteratura è incoerente.

La maggior parte degli studi più ampi pubblicati fino ad oggi non ha osservato alcuna associazione con il fattore Rh e/o il gruppo sanguigno ABO, mentre gli studi più piccoli tendevano a riportare associazioni significative. C’è da considerare che il fattore etnico potrebbe avere il suo peso. Tre studi sul gruppo sanguigno ABO hanno riportato associazioni positive tra tipo A e rischio di carcinoma mammario o sottotipo duttale, mentre un quarto studio ha riportato un’associazione positiva tra tipo O e rischio di cancro al seno. Inoltre, due studi hanno osservato associazioni positive con il tipo A o B tra le donne con una storia familiare di cancro al seno. Tra gli studi sul fattore Rh, due studi hanno osservato un aumento del rischio di cancro al seno tra le donne Rh negative e nello studio più ampio l’associazione era più forte tra le donne con una storia familiare di cancro al seno. Alterazioni nell’espressione dell’antigene ABO sulla superficie delle cellule maligne, rispetto all’epitelio normale, sono state osservate per una varietà di tipi di tumore, incluso il cancro al seno.

L’espressione modificata degli antigeni dei gruppi sanguigni sulla superficie delle cellule tumorali può alterare la motilità cellulare e la fuga immunitaria, con importanti implicazioni per la progressione maligna. Inoltre, studi recenti hanno riportato associazioni tra genotipo ABO e livelli circolanti di fattore TNF-alfa e ICAM-1 solubile, E-selectina e P-selectina (biomarkersi infiammatori), suggerendo che gli antigeni dei gruppi sanguigni possono influenzare la risposta infiammatoria sistemica. L’infiammazione cronica è stata ampiamente collegata all’inizio e alla diffusione di tumori maligni e fornisce un ulteriore potenziale meccanismo mediante il quale gli antigeni ABO possono influenzare il rischio di cancro. E ci sono organi che possono essere più esposti ad infiammazione più di altri. Lo stomaco è uno di questi: fenomeni di gastrite possono accadere per varie ragioni come alimentazione, abuso di alcolici, fumo di sigaretta e sbagliata emotività. Lo stesso vale per i polmoni: inquinamento, tabagismo, infezioni batteriche o virali sono normali insulti nel corso della vita all’albero respiratorio.

Uno studio del 1988 ha analizzato lo stato enzimatico di acetilatore, quello di idrossilazione enzimatica e il gruppo sanguigno AB0 di 263 pazienti con cancro del polmone. Il rapporto di frequenza di A/0 era significativamente più alto rispetto a 41.000 donatori di sangue sani e tendeva ad essere particolarmente alto nei pazienti giovani di età non superiore ai 50 anni. Il rapporto B/0 nel cancro bronchiale era significativamente più alto del previsto. I risultati suggerirono che lo stato di idrossilatore potrebbe avere un impatto sulla suscettibilità di un individuo al cancro del polmone. Il fenotipo dell’acetilatore non è risultato essere stabilito come fattore di rischio, mentre i gruppi sanguigni AB0 sembravano influenzare la suscettibilità al cancro del polmone. Ci sono ipotesi di come l’espressione degli antigeni sanguigni AB0 possa influenzare la suscettibilità al tumore polmonare o ad altri tipi, facendo perno sullo stato immunitario. Le proteine AB0 sono in fondo degli antigeni preferibilmente espressi sui globuli rossi.

La loro distribuzione su altri tessuti a bassi livelli ha probabilmente lo scopo di mantenere uno stato di stabilità e di riconoscimento delle strutture “self”. Ma certi tumori esprimono livelli antigenici AB0 più alti e questo potrebbe essere favorente per le cellule “iniziate” all’evasione immunitaria. Oggi si sa che sono molti i meccanismi con cui le cellule tumorali evadono il sistema immunitario e si da più peso a queste nuove conoscenze. Ma è dagli anni ’50 che ci sono state le prime ipotesi di correlare il gruppo sanguigno ed il rischio tumorale o la prognosi della malattia. Il fatto che, nonostante l’inconsistenza della letteratura, ci sono state correlazioni significative fra specifici gruppi sanguigni e alcune tipologie di tumore, lascia pensare che l’importanza del sistema AB0 e/ del fattore Rh possa avere una certa influenza sul rischio futuro di sviluppare una neoplasia. E’ chiaro, però, che il rischio si fa concreto se lo stile di vita umano aggiunge dei fattori di rischio involontari o volontari all’equazione.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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