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Cure termali sotto indagine: perché e come farebbero bene all’artrosi?

La balneoterapia o il bagno in acque termali o minerali viene utilizzata come trattamento non invasivo per varie malattie reumatiche. Questa è una delle modalità di trattamento più antiche ancora raccomandate, a causa dei benefici terapeutici dell’acqua, tra cui la riduzione dell’edema, il sollievo dal dolore e la riduzione del carico sulle articolazioni affette da artrite. Sebbene il termine balneoterapia abbia un significato diverso dall’idroterapia, entrambi i termini sono accettati per tutte le forme di trattamento dell’acqua. La balneoterapia comprende bagni ad immersione con acqua ordinaria (del rubinetto), acque minerali medicinali (crenoterapie) e acque minerali artificiali con aggiunta di gas disciolti, sostanze chimiche o organiche. La crenoterapia è l’utilizzo delle proprietà delle acque minerali e gas associati per scopi terapeutici, soprattutto reumatologici.

Nonostante la sua elevata prevalenza, l’osteoartrosi manca di terapie efficaci. Le cure termali sono note per curare i disturbi e si sono dimostrati efficaci nella gestione di varie malattie, in particolare i disturbi muscolo-scheletrici. Tuttavia, il ruolo terapeutico dei bagni di zolfo nell’osteoartrosi, per quanto riguarda gli indici emoreologici, non è stato ampiamente studiato. Precedenti studi hanno riportato che i bagni di zolfo riducono il dolore, la tonicità e il gonfiore delle articolazioni, specialmente quelli che derivano da una maggiore escrezione di sodio con le urine. La balneoterapia può stimolare i meccanismi diuretici nei reni e migliorare la mobilità articolare e l’efficienza dell’andatura. In un recente studio pubblicato su Scientific Reports, i ricercatori hanno valutato i benefici per la salute della balneoterapia sulle proprietà reologiche del sangue dei pazienti affetti da osteoartrite.

Lo studio ha incluso 48 pazienti, 24 maschi e 24 femmine, di età compresa tra 60 e 80 anni, divisi in due gruppi di intervento (n=35; 18 maschi e 17 femmine)) e di controllo (n=13). Il gruppo di intervento ha fatto quotidianamente la terapia in acqua sulfurea durante il soggiorno di tre settimane presso il Solec Zdrój Health Resort in Polonia. Il team ha valutato le alterazioni morfologiche, biochimiche, della coagulazione e reologiche nel sangue. Parametri morfologici studiati sono stati l’emocromo completo, conta dei globuli bianchi (WBC), conta dei globuli rossi (RBC), emoglobina (Hb), ematocrito (HCT), volume corpuscolare medio (MCV), emoglobina corpuscolare medio (MCH), la concentrazione corpuscolare media di Hb (MCHC), la concentrazione piastrinica (PLT), l’ampiezza della distribuzione piastrinica (PDW) e le conte differenziali dei globuli bianchi.

I parametri biochimici e della coagulazione includevano proteina C reattiva ad alta sensibilità (hs-PCR), fibrinogeno, rapporto internazionale normalizzato (INR), tempo di protrombina (PT) e tempo di tromboplastina parziale attivata (APTT). I parametri reologici includevano l’ampiezza dell’aggregazione eritrocitaria (AMP), l’emivita dell’aggregazione totale dei globuli rossi (T1/2), l’indice di aggregazione (AI) e l’indice di allungamento (EI). Dopo la balneoterapia con zolfo, la conta dei globuli bianchi, in particolare la conta dei neutrofili, è stata significativamente ridotta nel gruppo di intervento, indicando che la balneoterapia può avere un impatto positivo sull’infiammazione cronica di basso grado. Gli indici di allungamento degli eritrociti erano significativamente maggiori dopo la balneoterapia in sollecitazioni di taglio come 8.2, 16, 31 e 60 Pa.

Livelli di emoglobina, emoglobina corpuscolare media (MCH), volume piastrinico medio (MPV) e la concentrazione dei neutrofili (NEU) sono risultate significativamente alterate dopo la balneoterapia. Al contrario, i livelli dei parametri biochimici e della coagulazione, inclusi PCR e fibrinogeno, non differivano significativamente dai valori basali. Il tempo necessario per una variazione di metà massimo nel segnale di aggregazione (T1/2) è stato significativamente maggiore dopo l’intervento. Al contrario, la balneoterapia ha ridotto significativamente il grado di aggregazione eritrocitaria valutato utilizzando l’indice di aggregazione (AI). La significativa diminuzione della conta dell’emoglobina potrebbe essere relativa a causa dell’aumento della sete dopo il bagno termale, che potrebbe portare a idratazione eccessiva, fluttuazioni della pressione sanguigna e tachicardia.

I meccanismi precisi con cui lo zolfo influenza le variabili emoreologiche sono sconosciuti. Tuttavia, gli studi hanno riportato che l’idrogeno solforato (H2S) possiede proprietà antiossidanti poiché esso può neutralizzare i radicali liberi dell’ossigeno (ROS) che possono rimodellare la vascolarizzazione danneggiando le cellule vascolari, aumentando il reclutamento di cellule infiammatorie e la perossidazione lipidica. Inoltre, H2S può aumentare la secrezione di proteine ed enzimi antiossidanti attraverso l’attivazione del fattore di trascrizione NRF-2. Gli effetti positivi dello zolfo sui parametri emoreologici possono essere legati anche alla funzione endoteliale e al rilascio di ossido nitrico, un potente vasodilatatore con effetti antinfiammatori. La secrezione di ossido nitrico endoteliale è regolata dallo sforzo di taglio sulle pareti dei vasi sanguigni, accertato in base alla viscosità del sangue e al flusso nelle loro regioni periferiche.

Quindi se l’esperienza popolare o empirica aveva le sue ragioni di fondo, adesso ci sono delle prove scientifiche che supportano l’utilità dei cicli di balneoterapia programmata. Un esempio in più per prendersi cura della propria salute anche quando si è in vacanza. O anche concedersi una vacanza per prendersi cura di sé stessi e pensare alla salute in termini di presente e prevenzione futura. In entrambi i casi, si tratta di salute.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Teleglow A, Seremak J et al. Sci Reports 2023; 13(1):7960.

Tenti S et al. Int J Biometeorol. 2020; 64(9):1561-1569.

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Branco M et al. Eur J Phys Rehabil Med. 2016; 52(4):422.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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