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Alimentazione e menopausa: un confronto per ristabilire la bilancia ormonale

Clinicamente, la menopausa viene diagnosticata quando una donna non ha mestruato per un anno a causa della perdita di attività follicolare ovarica, che si verifica in genere intorno ai 45-55 anni. Negli Stati Uniti, la menopausa spontanea si verifica in media a 51 anni. In generale, le donne vivono più a lungo degli uomini e la durata della vita media globale delle donne è aumentata. L’età media delle donne è andata gradualmente aumentando e si prevede che raggiungerà gli 82 anni entro il 2025 nei paesi sviluppati. La menopausa si verifica per diversi anni e non in un singolo momento. È preceduta da uno stadio in cui le donne sperimentano un ciclo mestruale irregolare, indicato come perimenopausa, che comporta la cessazione della produzione di ovociti nelle ovaie.

Il cambiamento ormonale è tra i maggiori cambiamenti fisiologici associati alla menopausa. Durante la vita fertile di una donna, il livello medio di estrogeni totali è di 100–250 pg/mL. Tuttavia, la concentrazione di estradiolo (E2; il maggiore ormone femminile) in circolazione diminuisce fino a 10pg/ml nel post-menopausa. Questa menopausa ormonale è associata a sindromi patologiche, come disturbi del sonno e/o dell’umore, sintomi vasomotori (incluse vampate di calore e sudorazioni notturne), atrofia urogenitale, osteopenia (rarefazione ossea) e osteoporosi, disturbi psichiatrici o sessuali, lesioni cutanee, disturbi metabolici e obesità, malattie cardiovascolari, cancro.

Le donne hanno un rischio maggiore di sviluppare CVD dopo la menopausa a causa della carenza di estrogeni e del metabolismo lipidico disregolato. Gli estrogeni, in particolare l’E2, svolgono un ruolo protettivo nel sistema cardiovascolare e vengono prodotti principalmente nelle ovaie attraverso un processo che utilizza il colesterolo lipoproteico a bassa densità (LDL-C) come substrato. Tuttavia, LDL-C circolatorio non può essere utilizzato per sintetizzare estrogeni durante la menopausa, con conseguente riduzione della produzione di estrogeni. Pertanto, la menopausa è associata ad un aumento dei livelli ematici di LDL-C e ad un aumentato rischio di cardiopatie. La carenza di estrogeni indotta dalla menopausa può anche portare a vari disturbi metabolici, incluso un cattivo metabolismo lipidico.

Durante la transizione della menopausa (che di solito dura da 2 a 7 anni) si verificano cambiamenti clinici nella composizione corporea dovuti agli ormoni e all’invecchiamento. Gli estrogeni aumentano la conservazione del grasso periferico principalmente nelle regioni sottocutanee gluteali e femorali, mentre gli androgeni, aumentano l’accumulo di grasso addominale viscerale. La marcata riduzione delle concentrazioni di estrogeni chea ccompagna l’aumento relativo di androgeni è considerata il principale fattore che causa aumento di peso e ridistribuzione del grasso corporeo nelle donne. In queste, l’eccessivo grasso addominale viscerale può causare alterazioni metaboliche, specialmente nel metabolismo degli acidi grassi.

È stato riferito che il grasso viscerale è associato ad un alto tasso di lipolisi (scomposizione dei trigliceridi (TG) in glicerolo e acidi grassi liberi (FFA)), che si traduce in un aumento del flusso di FFA nel fegato e in una maggiore resistenza all’insulina. Una delle strategie per il trattamento dell’insulino-resistenza prevede l’eliminazione degli FFA in eccesso. Ci sono anche dati che affermano che il grasso gluteale può essere insulino-resistente e può contribuire all’accumulo di grasso corporeo dopo la menopausa, che può essere correlato allo sviluppo della sindrome metabolica. La sindrome metabolica è definita come un insieme di condizioni caratterizzate da alterato metabolismo del glucosio, pressione alta, obesità centrale e bassi livelli di colesterolo LDL e alti livelli di trigliceridi.

Una caratteristica fenotipica metabolica ben documentata osservata dopo la menopausa, è una maggiore tendenza alla deposizione di grasso corporeo nella regione addominale con maggiore circonferenza della vita. Il rapido declino della funzione ovarica e il conseguente declino della produzione di ormoni sessuali a base di steroidi in circolazione, come gli estrogeni, associati alla menopausa si traducono in un aumento dell’adiposità generale, in particolare l’adiposità viscerale addominale. L’aumentata adiposità nelle donne in menopausa è significativamente associata all’iperinsulinemia, il che suggerisce che l’insulino-resistenza può essere responsabile dello sviluppo delle caratteristiche chiave per dislipidemia, obesità, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica post-menopausale.

Studi recenti indicano che la sindrome metabolica è più diffusa tra le donne in post-menopausa rispetto alle donne in premenopausa. Come si può porre rimedio o fronteggiare tutto questo? Si raccomanda una dieta a basso consumo energetico per le donne in post-menopausa per prevenire alterazioni metaboliche. Una dieta sana che prevede un elevato consumo di pesce di mare, alghe, latticini, cereali, verdure fresche e frutta e un basso consumo di fast food, cibi ricchi di grassi animali, dolci e cibi fritti ha un effetto protettivo contro la sregolazione del metabolismo dei grassi. Anche fattori specifici possono svolgere il loro ruolo nel processo. Ad esempio, diversi dati suggeriscono che buoni livelli sierici di vitamina D sono significativamente associati a una diminuzione della pressione sanguigna, trigliceridi e livelli di HDL nelle donne in postmenopausa.

Un altro fattore riconosciuto è la disponibilità di acidi grassi omega-3. Sebbene il corpo umano sia in grado di sintetizzare una quantità molto ridotta di queste sostanze, esse possono essere fornite attraverso il consumo di pesci grassi (fegato di merluzzo, aringhe, sgombro, salmone e sardine) o oli di pesce. Infatti, gli acidi grassi omega-3 esercitano effetti antinfiammatori, cardioprotettivi e insulino-sensibilizzanti, mentre gli acidi grassi omega-6 esercitano effetti pro-infiammatori e aumentano il rischio di disturbi cardio-metabolici e cancro. Infine, data l’enorme quantità di letteratura scientifica dietro, si ritiene che gli antiossidanti siano estremamente importanti. Si raccomanda alle donne in post-menopausa di aumentare l’assunzione di antiossidanti come polifenoli vegetali, isoflavoni della soia e vitamine (vitamina A, β-carotene, vitamina C ed E).

Questi nutrienti si trovano comunemente in frutta, verdura, soia, cacao ed estratti di foglie di thè. Il più alto contenuto di antiossidanti si trova nelle mandorle, nei carciofi, nei frutti di bosco, nel cacao, caffè, succo di melograno, spinaci, fragole, pecan, noci e chiodi di garofano. Dettagli e approfondimenti a parte, si è compreso che la menopausa è fonte di notevoli disturbi al metabolismo, per i quali la corretta alimentazione può aiutare a contrastare tali cambiamenti.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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