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Revisionato

Novità di cura per la SMA: i risultati del biologico Apitegromab in un trial clinico di fase 3

L'atrofia muscolare spinale (SMA) è una rara malattia genetica che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose del midollo spinale responsabili del controllo del movimento muscolare volontario. Causata da mutazioni nel gene SMN1, la SMA porta a…
Autore e revisore scientifico: Dott. Gianfrancesco Cormaci
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L’atrofia muscolare spinale (SMA) è una rara malattia genetica che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose del midollo spinale responsabili del controllo del movimento muscolare volontario. Causata da mutazioni nel gene SMN1, la SMA porta a progressiva atrofia e debolezza muscolare e può avere gravi ripercussioni sulla mobilità, sulla respirazione e sulla deglutizione fino ad arrivare all’esito letale. La SMA è una delle condizioni genetiche più comuni nei bambini, con una stima di 1 bambino su 6.000-10.000 nati in tutto il mondo affetto da questa patologia. Sebbene i trattamenti attuali aiutino a rallentare la progressione della malattia e a migliorare le tappe motorie, non ripristinano completamente la forza o la funzionalità muscolare. Ovviamente, molti di questi trattamenti sono palliativi e non curano il problema.

La terapia genica sostitutiva si è rivelata molto efficace per la SMA. Tuttavia, questa e altre terapie mirate ai motoneuroni non sono risolutive; e siccome anche l’uso di farmaci modificanti lo splicing alternativo dell’RNA non hanno ancora dimostrato risultati inequivocabili, gli scienziati hanno pensato anche non di attaccare direttamente il problema bersagliando la proteina malata, ma andando a colpire proteine o segnali cellulari con cui essa collabora. In un nuovo trial clinico (SAPPHIRE) condotto in 48 ospedali in Europa e negli Stati Uniti, gli scienziati hanno valutato la sicurezza e l’efficacia del nuovo farmaco in 188 pazienti non deambulanti di età compresa tra 2 e 21 anni affetti da SMA di tipo 2 o 3. Tutti i partecipanti stavano già ricevendo trattamenti standard prima dello studio.

Il farmaco, apitegromab, è un anticorpo monoclonale progettato per inibire l’attivazione della miostatina, una proteina che limita la crescita muscolare. Colpendo questo pathway, i ricercatori speravano di migliorare la forza e la funzionalità muscolare nei pazienti affetti da SMA, che in genere presentano una progressiva debolezza muscolare. Tra i bambini di età compresa tra 2 e 12 anni, quelli trattati con il farmaco hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo nei punteggi motori, rispetto a quelli che hanno ricevuto un placebo. Tutti i pazienti a cui è stato somministrato il farmaco potevano camminare o sedersi, ma non avevano l’indipendenza motoria. Sebbene i miglioramenti osservati con il farmaco non fossero tali da fare la differenza tra essere costretti a letto e camminare, i cambiamenti hanno portato all’indipendenza funzionale.

La professoressa Kuntz, caporicerca, ha espresso così il suo pensiero: “La terapia è un po’ difficile da seguire a lungo termine per i pazienti, perché richiede una somministrazione endovenosa una volta al mese. Esistono altri tipi di inibizione della miostatina che sono stati sviluppati con iniezione sottocutanea, la cui somministrazione è sotto il controllo del paziente stesso a casa. L’apitegromab è in fase di sviluppo per la somministrazione sottocutanea, ma ci vorranno diversi anni prima che sia disponibile in commercio. Sebbene i miglioramenti osservati con il farmaco non siano stati tali da fare la differenza tra essere costretti a letto e camminare, i cambiamenti hanno portato all’indipendenza funzionale. Poter facilitare un qualche tipo di movimento affinché i pazienti possano interagire con l’ambiente circostante è incredibilmente significativo e permette loro di essere un po’ più indipendenti, avere più dignità e migliorare la loro qualità di vita”

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Crawford TO et al. Lancet Neurol. 2025 Sep; 24(9):727-739.

Crawford TO, Darras B et al. Neurology. 2024; 102:e209151

Day JW, Finkel R et al. Lancet Neurol. 2021; 20:284-293.

De Vivo DC et al. Neuromuscul Disord. 2019; 29:842-856.

Bibliografia scientifica rilevata nel testo dell’articolo: 4 riferimenti.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
Autore

Dott. Gianfrancesco Cormaci

Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998; specialista in Biochimica Clinica nel 2002; dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ricercatore negli USA (2004-2008) alle dipendenze dell'NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la Clinica Basile di Catania (dal 2013) e continuo presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania (dal 2020). Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali. Medico penitenziario da Aprile 2024 presso la CC.SR. Cavadonna

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