Un significativo passo avanti nella tutela della donna emerge dai recenti dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) dedicati alla salute materna in Italia [1]. Durante il convegno internazionale della sorveglianza ItOSS e del network INOSS svoltosi il 2 ottobre 2026, gli esperti hanno evidenziato come le isterectomie del peripartum si siano dimezzate nell’arco dell’ultimo decennio [1]. Questa riduzione rappresenta un successo per la prevenzione delle gravi complicanze del parto, sebbene permangano sfide sul fronte delle patologie cardiovascolari e del benessere psicologico post-partum [1]. La ricerca, che ha coinvolto la quasi totalità dei punti nascita, offre una mappa dettagliata per orientare i futuri interventi clinici nel nostro Paese [1].
I risultati della sorveglianza ItOSS sulla salute materna in Italia
I risultati della sorveglianza ItOSS sulla salute materna in Italia derivano da un ampio studio caso-controllo di popolazione che, tra il 2024 e il 2026, ha monitorato 376 punti nascita nazionali, coprendo il 98% dei nati vivi a livello nazionale [1]. Il monitoraggio prospettico ha analizzato l’isterectomia peripartum, un intervento salvavita che prevede l’asportazione chirurgica dell’utero in presenza di gravissime emorragie ostetriche [1].
Durante il biennio dello studio sono stati segnalati 384 casi, pari a un tasso di 5,6 interventi ogni 10.000 parti [1]. La distribuzione geografica rivela alcune disparità territoriali: l’incidenza è di 4,8 casi ogni 10.000 parti al Nord, 5,0 al Centro e 7,3 al Sud [1]. L’emorragia rappresenta l’indicazione principale per il 90,7% delle procedure [1]. La gravità dei quadri clinici è evidente: il 14% delle donne ha sviluppato una grave morbosità materna, il 55% è stato ricoverato in terapia intensiva e si sono registrati 3 decessi [1].
Un progresso clinico straordinario: il confronto a dieci anni
Il confronto con la precedente indagine ItOSS condotta dieci anni prima rivela che il tasso di isterectomie si è quasi dimezzato, scendendo da 10,9 a 5,7 casi ogni 10.000 parti [1]. Serena Donati, direttrice del reparto Salute della Donna e dell’Età Evolutiva dell’Iss, ha chiarito che questo progresso è frutto dell’inteso lavoro svolto a livello nazionale per la prevenzione, il riconoscimento tempestivo e la gestione appropriata dell’emorragia ostetrica [1]. Nonostante il netto miglioramento, l’emorragia post-partum resta la principale causa di mortalità materna per cause ostetriche dirette entro 42 giorni dall’esito della gravidanza, confermando l’importanza di mantenere alta la guardia nei protocolli clinici [1].
Altre complicanze del parto sotto la lente: re-laparotomia e procreazione assistita
Lo studio ItOSS ha esaminato anche la re-laparotomia dopo taglio cesareo, registrando 578 casi in due anni, pari al ritorno in sala operatoria di una donna ogni 363 cesarei [1]. I fattori di rischio confermati dall’indagine includono preeclampsia, gravidanza multipla, ricorso alla procreazione medicalmente assistita (PMA), anestesia generale durante il cesareo ed emorragia del post-partum [1].
Il legame con la PMA richiama l’attenzione sulle fatiche fisiche e psicologiche delle donne che intraprendono questi percorsi. Uno studio qualitativo condotto su 18 professioniste sottoposte a tecniche di riproduzione assistita ha evidenziato come queste donne sperimentino profondi conflitti di identità, un pesante carico occupazionale e un costante sforzo di autoverifica per preservare il proprio ruolo lavorativo durante i trattamenti [4]. La ricerca suggerisce ai clinici di integrare l’assistenza con counseling sensibili a queste dinamiche occupazionali e personali per alleviare lo stress terapeutico complessivo [4].
La minaccia delle malattie cardiovascolari e i determinanti precoci
Un’altra complicanza rilevata dallo studio ItOSS è la cardiomiopatia in gravidanza, una condizione rara ma di rilevanza critica, con 90 casi registrati in due anni e una prevalenza di 1,3 eventi ogni 10.000 parti [1]. La gravità è maggiore nelle donne con diagnosi formulata per la prima volta durante la gravidanza rispetto a chi aveva una diagnosi pregressa: in questo gruppo di nuova diagnosi, il 42% ha sviluppato insufficienza cardiaca e il 52% è stato ricoverato in terapia intensiva [1]. Le malattie cardiovascolari si confermano così tra le principali cause di mortalità materna indiretta nei Paesi ad alto reddito [1].
A livello di prevenzione sul ciclo di vita, la salute cardiovascolare femminile risente anche di determinanti sociali vissuti nelle prime fasi dello sviluppo. Uno studio di coorte longitudinale svolto in Cina su 8.079 partecipanti di età pari o superiore a 45 anni ha esplorato l’associazione tra la preferenza infantile dei genitori per i figli maschi e il rischio cardiovascolare tardivo [3]. Lo studio ha rilevato che l’esposizione a questa disparità di genere durante l’infanzia si associa a un aumento del rischio cardiovascolare complessivo (hazard ratio aggiustato, aHR, di 1,23) e in particolare tra le donne (aHR 1,25), specialmente in presenza di forti preferenze genitoriali [3]. Solo il 5,8% dell’associazione nelle donne è spiegato da fattori socioeconomici e psicosociali modificabili, suggerendo come le disparità ambientali precoci possano influenzare la salute cardiaca nel lungo termine [3].
Salute mentale e prevenzione della mortalità materna per suicidio
Se si considerano tutti i decessi dal concepimento fino a un anno dall’esito della gravidanza, il suicidio rappresenta la principale causa di morte materna in Italia e in molti Paesi ad alto reddito [1]. La sorveglianza ostetrica ItOSS ha registrato, nel periodo 2011-2021, 125 casi di suicidio, pari a un tasso di 2,42 decessi ogni 100.000 nati vivi [1].
Il rischio appare superiore tra le donne dai 40 anni in su, con disparità geografiche che vedono tassi più elevati al Nord rispetto al Sud (il Friuli-Venezia Giulia registra l’incidenza maggiore, la Campania la minore) [1]. Poiché circa l’80% di questi suicidi avviene tardivamente, tra i 43 e i 365 giorni dall’esito della gravidanza, emerge chiaramente la necessità di estendere i servizi di supporto psichico e la sorveglianza attiva per l’intero primo anno successivo alla nascita del bambino, superando l’approccio limitato alle sole prime settimane post-parto [1].
Cosa significano questi dati per la comunità e i limiti delle evidenze
L’attività di ItOSS, inclusa nel DPCM del 2017 sui Registri e Sorveglianze di interesse nazionale e alla guida del network internazionale INOSS dal 2023, evidenzia l’importanza di monitorare gli eventi avversi per migliorare le pratiche cliniche e organizzative dei punti nascita [1]. Questo sforzo per tradurre i dati della sorveglianza in azioni concrete risponde alla necessità di colmare quello che a livello internazionale viene definito il divario tra sorveglianza e implementazione clinica (il gap “Surveillance-to-Stewardship”) [2]. Come evidenziato in letteratura per altre sfide di salute pubblica, la raccolta dei dati deve essere affiancata da investimenti deliberatamente mirati alla loro traduzione operativa per produrre un reale cambiamento negli esiti clinici [2].
Tuttavia, le evidenze presentate mostrano alcuni limiti metodologici che richiedono cautela nella loro interpretazione. Se i dati italiani sulla salute materna godono di un’eccellente copertura nazionale [1], lo studio delle complicanze più rare richiede necessariamente l’aggregazione di ampie banche dati internazionali per superare i limiti dei campioni dei singoli Paesi [1]. Per quanto riguarda le altre ricerche citate, lo studio sulle pazienti in PMA ha natura qualitativa ed è limitato a un piccolo campione di 18 donne in un unico centro, impedendone la generalizzazione automatica a tutte le donne che affrontano terapie per l’infertilità [4]. Allo stesso modo, lo studio cinese sulla preferenza genitoriale e il rischio cardiovascolare è di tipo osservazionale e retrospettivo; individua un’associazione statistica ma non può stabilire un nesso di causa-effetto diretto, risentendo inoltre di possibili errori di memoria dei partecipanti riguardo alla propria infanzia [3].
Per le future madri e i cittadini, questi dati indicano che i punti nascita in Italia sono sempre più sicuri grazie ai miglioramenti nella prevenzione emorragia ostetrica [1]. Al contempo, i risultati ricordano alle famiglie l’importanza di prestare attenzione alla salute psicologica e cardiaca della donna ben oltre le prime settimane post-parto, sapendo che l’assistenza clinica e il monitoraggio territoriale devono coprire in modo continuo l’intero primo anno di vita del neonato [1].
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Bibliografia e fonti
- Istituto Superiore di Sanita. Salute materna: in Italia si dimezza il ricorso all’isterectomia del peripartum, esperti da 20 Paesi a confronto sulle cure. 2026-10-08. Fonte originale
- Elshenawy RA, Cernaliu A, Abe OM, Dsouza R, Chowdhury SM. Closing the Surveillance-to-Stewardship Gap in antimicrobial resistance: a narrative review of global lessons from WHO GLASS, UK ESPAUR, and low- and middle-income countries.. Clinical microbiology and infection : the official publication of the European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases. 2028. doi:10.1016/j.cmi.2026.09.020. PMID:42805292. Fonte originale
- Lyu J, Xiao M, He B. Parental son preference in childhood and sex differences in the risk of cardiovascular disease in middle-aged and older adults.. American journal of preventive medicine. 2028. doi:10.1016/j.amepre.2026.108545. PMID:42680123. Fonte originale
- Dhar S, Poojari VG, Adiga P, Mundkur A, Tomar A, Kumar P. "Sailing Two Boats" the fragmented identity of working women and the hidden labor of infertility: a qualitative analysis.. Journal of psychosomatic obstetrics and gynaecology. 2026. doi:10.1080/0167482X.2026.2742884. PMID:42842760. Fonte originale
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