mercoledì, Maggio 15, 2024

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L’artrosi si previene a tavola: obesità a parte, stile di vita e nutrizione fanno “la parte del leone”

L’osteoartrosi (OAR), una malattia articolare di tipo degenerativo, è aumentata in modo significativo a livello globale dal 1990. Con l’aumento dell’età individuale e della prevalenza dell’obesità, si prevede che i casi di OAR aumenteranno ulteriormente e rappresentano un onere economico significativo per i pazienti e la società. Per studiare nuove strategie di intervento è fondamentale aumentare la conoscenza scientifica dei meccanismi protettivi dell’integrazione nutrizionale contro l’OAR. Ciò farà luce sulla relazione tra nutrizione e patogenesi dell’OAR e porterà potenzialmente a una nuova terapia basata sulla dieta. Una delle più vecchie correlazioni fra nutrizione e salute articolare è quella che vede l’introito alimentare di acidi grassi poli-insaturi. Gli studi hanno riportato correlazioni tra infiammazione articolare ed elevato rapporto di acidi grassi omega-6/omega-3. L’aumento dell’assunzione di omega-6 è stato associato all’infiammazione sinoviale e al deterioramento della cartilagine tra gli individui obesi.

Al contrario, le diete ricche di acidi grassi omega-3 riducono il dolore e l’infiammazione, con un miglioramento della funzione articolare nei pazienti con OA. Pertanto, modificare la dieta aumentando il consumo di acidi grassi omega-3 potrebbe rappresentare un nuovo approccio di prevenzione e trattamento dell’OA. L’osteoartrite correlata all’obesità può essere gestita ripristinando l’equilibrio microbico intestinale di microrganismi benefici e patogeni. L’oligofruttosio, un integratore prebiotico, può manipolare particolari microbi intestinali per trattare la disbiosi correlata all’obesità, ridurre l’infiammazione generalizzata e prevenire la perdita di cartilagine nei topi obesi. La manipolazione microbica intestinale può anche trattare l’OAR correlata alla destabilizzazione del menisco mediale. La somministrazione di una combinazione di probiotici dopo il trapianto microbico fecale potrebbe prevenire il danno cartilagineo indotto dalla destabilizzazione del menisco mediale e avere un impatto positivo sulla struttura ossea sottocartilaginea.

Ciò indica un nuovo approccio al trattamento dell’OAR associata all’obesità. Un altro fattore nutrizionale da tempo correlato alla salute ossea è ovviamente la vitamina D: i recettori della vitamina D sono stati rilevati nelle cartilagini articolari di individui con osteoartrite ma non tra individui sani. Sebbene non vi siano prove che la vitamina D attivata possa migliorare l’osteoartrosi radiologica o prevenire la perdita di volume della cartilagine tra gli individui con un’adeguata vitamina D, studi randomizzati e controllati indicano che l’integrazione può ridurre il dolore e probabilmente migliorare l’osteoartrosi radiologica tra gli individui con carenza di vitamina D. Poi c’è la vitamina K, presente nelle verdure a foglia verde, fermentate e negli alimenti di origine animale, che funge da cofattore per l’enzima gamma-glutamil carbossilasi che forma il componente gamma-carbossiglutammato (Gla) delle proteine che influenzano la coagulazione del sangue e la calcificazione delle ossa.

Le proteine Gla della matrice (MGP) sono espresse sui condrociti e sono coinvolte nella calcificazione. I polimorfismi MGP sono stati collegati all’osteoartrosi radiografica della mano e la carenza di vitamina K potrebbe ostacolare la differenziazione dei condrociti e prevenire la formazione di osso endocondrale. Gli studi hanno riferito che gli antiossidanti come le vitamine E, la vitamina C e la curcumina possono migliorare i sintomi dell’osteoartrosi contrastando lo stress ossidativo. Sebbene l’integrazione alimentare e le iniezioni intra-articolari di vitamina C possano ridurre i sintomi dell’osteoartrosi, gli studi hanno riportato che quantità eccessive di vitamina possono causare effetti dannosi. Le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti della vitamina E potrebbero potenzialmente migliorare la gestione dell’OAR e sembra possano essere tollerate meglio di quelle della vitamina C. Comunque, l’integrazione prolungata di vitamina antiossidanti a dosi controllate non è scoraggiata.

Il punto centrale è che la maggioranza dei pazienti non lo fa per la durata del trattamento e la preferenza a togliere la componente dolore tramite gli antidolorifici convenzionali.  Studi recenti hanno dimostrato che la curcumina migliora efficacemente i sintomi dell’osteoartrosi del ginocchio, con una migliore tollerabilità ed efficacia paragonabile ai farmaci antinfiammatori non steroidei (i classici FANS). Il problema è che si dovrebbe incentivare una cultura preventiva, fatta anche di correzioni alimentari che quasi nessuno dei pazienti esegue, eccetto chi ha degli stili di vita particolari, come i vegetariani. Infine anche certi oligoelementi come rame, selenio e boro possono prevenire l’artrosi grazie alle proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, mentre il ferro e il cadmio possono aggravare lo sviluppo e la progressione dell’osteoartrosi. Rame, selenio e zinco, infatti, entrano a far parte di enzimi ccontro lo stress ossidativo, mentre boro e silicio entrano nella struttura di alcune proteine della matrice extracellulare, rafforzandole e allungandone l’emivita.

Anche se l’integrazione alimentare possa risultare clinicamente utile a ritardare la progressione dell’osteoartrois, a parte incentivare dei corretti stili di vita sarebbe opportuno per la medicina personalizzata battere sulla prevenzione. Ricordandosi sempre che gli errori che si pagano da anziani sono frutto di scelte operate da giovani.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

Sophocleous A. Nutrients 2023 Oct; 15:4336. In press.

Sophocleous A et al. Calcif Tissue Int. 2023; 112(1):66-73.

Gambari L et al. Int J Mol Sci. 2023 May 26; 24(11):9340.

Chevalley T et al. Aging Clin Exp Res. 2022; 34(11):2603.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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