Altri additivi alimentari sotto il mirino: attaccano gli ormoni

Certi conservanti e additivi chimici che aiutano gli alimenti a mantenere la loro freschezza, possono effettivamente disturbare il metabolismo e portare all’obesità. Questo è ciò che gli investigatori del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles hanno scoperto dopo aver testato gli effetti di noti interferenti endocrini (EDCs) nel corpo umano. Nel nuovo studio, pubblicato su Nature Communications, i ricercatori hanno testato il butilidrossitoluene (BHT), l’acido perfluoro-ottanoico (PFOA) e il tributilstagno (TBT). BHT è un conservante liposolubile che viene solitamente aggiunto a cibi e cosmetici per rallentare l’auto-ossidazione; il PFOA è una sostanza ignifuga che è comune nelle pentole per renderla più resistente al calore, al grasso e alle macchie; e il TBT è usato come stabilizzatore nei prodotti di plastica. Per la parte sperimentale del loro studio, i ricercatori hanno ottenuto campioni di sangue da partecipanti adulti e poi hanno trasformato queste cellule in cellule staminali indotte, che sono poi cresciute in due diversi tipi di tessuti.

Il primo era costituito da tessuti epiteliali simili a quelli del rivestimento del tubo digerente, mentre il secondo era rappresentato da tessuto neuronale dell’ipotalamo, la regione del cervello che controlla il metabolismo e l’appetito. Uno per uno, e in combinazione, i ricercatori hanno esposto i tessuti alle tre sostanze chimiche osservando ciò che accadeva all’interno delle cellule. Nello specifico, hanno testato per vedere come le sostanze chimiche avrebbero interferito con i segnali cerebrali che indicavano lo stomaco quando era pieno o sazio. Quando i segnali sono stati interrotti o il sistema si è alterato, ha fatto sì che le persone continuassero a mangiare e ad aumentare di peso. Dei tre prodotti chimici, BHT è risultato essere il più dannoso. Le sostanze chimiche disturbavano le reti neuronali che preparavano gli ormoni, rendendole inefficaci. Un altro effetto delle sostanze chimiche era il danno mitocondriale, con conseguente scarso metabolismo. Combinati, gli effetti delle sostanze chimiche erano ancora più forti. Inoltre, il danno chimico è emerso in cellule “giovani”, implicando che le donne incinte e i loro bambini sarebbero particolarmente vulnerabili a un sistema endocrino difettoso.

Questo studio che migliora sostanzialmente la comprensione di come gli interferenti endocrini possono danneggiare i sistemi ormonali umani e contribuire all’epidemia di obesità. Sebbene recenti, i conservanti alimentari sono stati a lungo oggetto di esame per il loro ruolo nell’obesità. Uno studio del 2015 ha rilevato che i conservanti artificiali aumentavano il rischio di disordini metabolici e malattie infiammatorie intestinali. Due gruppi di topi – uno sano e uno geneticamente modificato per diventare inclini alla malattia infiammatoria intestinale – hanno ricevuto gli emulsionanti carbossimetil-cellulosa e polisorbato-80. I topi sani sono diventati obesi e hanno sviluppato intolleranza al glucosio, mentre il secondo gruppo ha aumentato la frequenza e la gravità della loro condizione. Entrambi i gruppi hanno sofferto di colite cronica, ipoglicemia e insulino-resistenza entro la fine dello studio. Il principale autore e immunologo Dr. Andrew Gerwitz ha osservato che i risultati del loro studio potrebbero essere dovuti agli emulsionanti che disturbano le mucose intestinali, causando infiammazione e portando a cambiamenti metabolici. E’ possibile che questi additivi agiscano di concerto con la cattiva alimentazione causando una “permeabilizzazione intestinale” (leaky gut). In più il PFOA può legare i recettori dei perossisomi (PPAR-gamma), promuovendo la maturazione del tessuto adiposo e la sintesi di grasso ed in più disturba la funzione tiroidea con un meccanismo ancora sconosciuto.

Alla faccia della sicurezza….

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 2471 Articoli
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry specialty in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of a patent concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sui siti web salutesicilia.com e medicomunicare.it