Microbiota: ruolo emergente nelle malattie reumatologiche

Microbiota: ruolo emergente nelle malattie reumatologiche

Le malattie reumatologiche sono una classe di patologie di tipo degenerativo, a carico del sistema scheletrico ed in costante aumento. Dietro la loro origine si sono sempre avanzati fattori di tipo fisico, come variazioni climatiche e danno da usura lavorativa. Il fumo di sigaretta è riconosciuto un importante fattore lesivo delle cartilagini. Per queste, infatti, il micro-circolo della capsula articolare è l’unica fonte di ossigeno per queste strutture. L’ossido di carbonio del fumo di sigaretta, riducendo l’apporto di ossigeno nel loro micro-circolo sanguigno, può determinare nel tempo un loro assottigliamento per scomparsa cellulare. Ma se vi dicessero che il problema dell’artrosi, artrite reumatoide o connettivite di cui siete affetti avesse origine nell’intestino, ci credereste? Fareste meglio ad arrendervi alle evidenze scientifiche, perché le ultime scoperte in merito non lasciano dubbi sul campo. Il microbiota intestinale, popolarmente noto come flora batterica dell’intestino, è il nuovo fulcro su cui si stanno scoprendo le radici delle principali malattie di cui il mondo è pieno. Dal diabete all’ipertensione, dalle malattie cardiache alla fibromialgia, dalla sclerosi multipla fino ad arrivare alla depressione il microbiota, se squilibrato dal nostro cattivo stile di vita, può essere l’origine dei nostri stessi problemi di salute. Tra l’altro, la diagnostica medica giapponese ha da sempre professato un dogma che solo ora trova le sue basi scientifiche: “la salute dell’uomo passa dall’intestino”.

Noi umani non siamo (e non siamo stati mai) soli. Dal momento in cui nasciamo, milioni di microrganismi popolano il nostro corpo, convivendo con noi in modo piuttosto pacifico per il resto della nostra vita. Questo microbioma rappresenta la totalità dei microrganismi che acquisiamo necessariamente dall’ambiente. I microrganismi che vivono dentro o sopra di noi, si sono evoluti per estrarre l’energia di cui hanno bisogno per sopravvivere, e in cambio supportano le capacità fisiologiche, metaboliche e immunitarie che hanno contribuito al nostro successo evolutivo. I batteri commensali si sono evoluti insieme ai loro ospiti, tuttavia, in condizioni specifiche, sono in grado di superare le risposte di protezione dell’ospite ed esercitare effetti patologici. I batteri residenti formano ecosistemi complessi, la cui diversità è enorme. La microflora più abbondante è presente nelle parti distali dell’intestino, e contiene un numero di componenti in grado di attivare l’immunità innata e adattativa. Un’attivazione immunitaria illimitata in risposta a segnali provenienti da batteri commensali, potrebbe comportare il rischio di infiammazione; le risposte immunitarie al microbiota della mucosa richiedono quindi un preciso controllo normativo.

Questo pare che valga anche per la salute delle nostre articolazioni. Sin dal 2002 (Chen T et al.), si notò che i pazienti neo-diagnosticati con artrite reumatoide ed altre forme di artrite, avevano globuli bianchi delle pareti intestinali che reagivano prontamente contro batteri Gram-negativi come la Escherichia coli e Salmonella enteritidis, mentre la loro risposta verso i Gram positivi (Lactobacillus spp., Eubacterium spp.) era molto scarsa. Uno studio successivo di dieci anni fa ha analizzato la composizione batterica di campioni di feci in una coorte di pazienti con artrite reumatoide ed un’altra condizione equivoca, la fibromialgia. I pazienti dovevano essere con una diagnosi inferiore a 6 mesi e non avrebbero aver assunto antibiotici per i due mesi precedenti, mentre quelli con medicazioni pesanti o diete estreme sono stati esclusi a priori. Ebbene, rispetto ai pazienti con fibromialgia, tutti quelli con artrite reumatoide avevano meno “batteri buoni”, dei generi Bifidobacterium, Eubacterium, Prevotella e Bacteroides. Le differenze erano marcate, il che ha suggerito che una sbilanciata composizione del microbiota potrebbe avere un significato nella comparsa della malattia. Ben tre studi recenti hanno, inoltre, confermato l’importanza di un germe, la Prevotella copri (Chen J et al., 2016; Maeda Y et al., 2016; Pianta A et al., 2017).

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Sembra che anche la flora batterica orale subisca degli sconvolgimenti a seguito della comparsa di artrite reumatoide. Alcuni studi, tra cui uno del 2011 hanno confermato che non solo i pazienti con questo disturbo hanno maggiore incidenza di malattie gengivali, ma la loro composizione batterica della cavità orale è più ricca di specie come Anaeroglobus, Prevotella e Leptotrichia. L’Anaeroglobus geminatus, inoltre, era positivamente correlato ad un titolo elevato di fattore reumatoide (Scher JU et al., 2011). Questi dati sono stati recentemente approfonditi e recensiti da altri gruppi di ricerca. Uno studio clinico su 22 pazienti con artrite reumatoide e 22 controlli sani, ha potuto confermare la presenza di parodontopatia nei primi e maggiore crescita di batteri Streptococcus e Tannerella, a parità di corretta igiene orale di tutti gli individui coinvolti nello studio (Wolff B et al. 2014).

Data la riduzione di batteri commensali “buoni” nei pazienti affetti da artrite reumatoide, è stata avanzata l’ipotesi che fornendo un supplemento alimentare con probiotici, si sarebbe potuto ottenere un miglioramento della situazione o un ripristino della composizione batterica del microbiota. Sono stati condotti primariamente studi in animali di laboratorio (ratti), cui in modelli sperimentali indotti di AR, la somministrazione di probiotici (L. plantarum, L. helveticus, Bacillus coagulans) ha giovato al decorso della malattia e ha migliorato i parametri di valutazione dell’infiammazione. Il primo studio clinico risale al 2014, in cui 23 pazienti con AR hanno assunto per 8 settimane preparazioni a base di Lactobacillus casei 01 (Vaghef-Mehrabany E et al.). Gli altri 23 pazienti di controllo hanno invece assunto placebo. Trascorso il periodo, al controllo sierologico i pazienti con AR avevano una minore presenza di citochine infiammatorie nel sangue (IL-6, TNF-alfa ed IL-12; p<0.05), mentre la citochina anti-infammatoria IL-10 era aumentata (p<0.05). Nel complesso, coloro che avevano assunto probiotici dichiaravano del miglioramento soggettivo. Altre conferme sono venute qualche anno fa con trials clinici in doppio cieco (Zamani B et al. 2016; Aqaeinezhad Rudbane SM et al. 2017), che hanno parimenti riportato effetti positivi.

Le preparazioni di probiotici sono ampiamente disponibili in commercio. Inoltre, l’assunzione di bevande a base di questi come yogurt, kefir, kombucha, ecc. sono da sempre raccomandate a fine salutistici, e non incontrano ostacoli alla loro assunzione. I probiotici, però, sono una famiglia ampia e comprende un centinaio di sottospecie, delle quali si ha conoscenza per alcune di esse di un effetto sul decorso dell’artrite reumatoide. Mentre non è ancora provato definitivamente che possano combattere l’artrite reumatoide, possono sicuramente giovare alla salute intestinale, se è vero che molta della radice della malattia è lì.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, Medico specialista in Biochimica Clinica.

Letteratura scientifica

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Informazioni su Dott. Gianfrancesco Cormaci 806 Articoli
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998. Specialista in Biochimica Clinica nel 2002. Dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hiopkins University, dal 2004 al 2008. Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. Detentore di un brevetto sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata. Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. Autore di articoli su informazione medica, salute e benessere sul sito salutesicilia.com.