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Artrite reumatoide: nutrizione ed antiossidanti nel mirino

L’artrite reumatoide (AR) è una malattia autoimmune infiammatoria cronica, che causa la distruzione delle articolazioni, che di conseguenza porta alla disabilità e può anche influenzare la durata della vita. Un contributo diretto alla sinovite distruttiva e proliferativa nell’AR è stato attribuito all’azione di specie reattive dell’ossigeno. I markers dello stress ossidativo nell’organismo, come i prodotti di perossidazione lipidica del sangue e delle urine, i livelli di ossidanti reattivi (ROS) e le specie di azoto (RNS) e lo stato di ossidante totale, aumentano tutti nei pazienti affetti da questa malattia. Lo stress ossidativo colpisce le concentrazioni di antiossidanti extracellulari, così come le attività degli enzimi antiossidanti misurati nel sangue intero e nel siero dei pazienti AR. Diversi studi hanno dimostrato che un miglioramento dello stato di antiossidante / ossidante totale e la mitigazione dell’attività della malattia potrebbero essere raggiunti da vitamine antiossidanti, polifenoli e integrazioni di selenio a dosi relativamente elevate, sebbene questa assunzione elevata non si riflettesse nella concentrazione di tali antiossidanti nel sangue dei pazienti.

L’assunzione di antiossidanti alimentari selezionati (tocoferoli, carotenoidi, vitamina C e selenio) non è stata trovata correlare con il loro livello sierico nei pazienti con AR. Questo potrebbe anche dipendere dallo stato di salute dell’intestino. È noto che i pazienti con AR presentano spesso disbiosi intestinale (alterazione del loro microbiota) e questo potrebbe influire sul corretto assorbimento dei nutrienti. Poiché la dieta fornisce vari composti di attività antiossidante (compresi i polifenoli) e quelli che agiscono in sinergia con gli antiossidanti, le misurazioni di composti dietetici selezionati potrebbero non riflettere l’impatto totale della dieta sullo stato di antiossidante / ossidante. Recentemente, è stato dimostrato che la qualità della dieta può contribuire al decorso e all’attività della AR. Sono stati sviluppati approcci dietetici per l’autoimmunità, il cosiddetto Protocollo Dietetico per Autoimmunità (vedere per parola chiave sul sito). La valutazione della qualità della dieta e la sua relazione con lo stato antiossidante in pazienti con AR può aiutare a indicare abitudini alimentari e assunzioni di nutrienti rilevanti per il miglioramento della difesa antiossidante e quindi alla mitigazione dei sintomi associati alla artrite reumatoide.

In uno studio di qualche mese fa (Prescha A et al., 2018), sono state analizzate le differenze tra soggetti sani e persone con AR. L’insufficiente apporto di energia non si rifletteva nei valori di BMI della popolazione AR studiata, poiché la maggior parte di essi erano sovrappeso o obesi. Ciò conferma i risultati precedenti che l’indice di massa corporea non è un parametro affidabile per rilevare la malnutrizione nell’artrite reumatoide, a causa dell’anormalità del rapporto massa magra / grasso come risultato della cachessia. La valutazione delle abitudini alimentari dei pazienti AR ha rivelato che il consumo di alimenti coinvolti nel mantenimento delle difese antiossidanti, in particolare cereali integrali, frutta e verdura, era basso. Generalmente, i pazienti con AR avevano maggiori probabilità di avere una dieta più povera rispetto ai soggetti sani. Nei pazienti affetti da AR reclutati in questo studio, il basso apporto di energia era dovuto principalmente all’assunzione insufficiente di grassi, in particolare poli-insaturi n-3 (acido α-linolenico e altri omega-3). La carenza di questi acidi grassi è sfavorevole nella AR, a causa dei comprovati effetti benefici del PUFA n-3 nel miglioramento dell’attività della malattia, dei markers infiammatori e ossidativi. Essi, infatti, tramite meccanismi recettoriali (di superficie e dentro le cellule), possono condizionare l’espressione genica delle cellule immunitarie, svolgendo azione anti-infiammatoria.

L’analisi delle relazioni tra TAS e la composizione della dieta condotta in questo studio suggerisce che componenti grassi, in particolare PUFA totali, SFA e vitamina E, svolgono un ruolo importante nella difesa antiossidante dei pazienti AR. Tra le vitamine antiossidanti, i tocoferoli sono risultati efficaci nell’inibizione della distruzione articolare nel modello animale; tuttavia, nei pazienti con artrite reumatoide, un miglioramento dello stato di ossidazione e dello stadio di gravità totale della malattia è stato osservato solo in combinazione con acido ascorbico (vitamina C) e vitamina A. Questo non sorprende, poiché la vitamina C è essenziale per le cellule cartilaginee (condrociti) per la loro protezione contro lo stress ossidativo nel loro ambiente chiuso. La piridossina (vit. B6) è stata l’unica vitamina solubile in acqua a migliorare la TAS in questo studio, che potrebbe confermare i benefici dell’integrazione di questa vitamina come parte del trattamento con AR (> 20 mg al giorno). Il meccanismo benefico della vitamina B6 è di tipo recettoriale: essa, infatti, a dosi elevate antagonizza il recettore CD4, il principale recettore attivante dei linfociti T helper (Th1).

L’assunzione di sodio, che ha dimostrato di promuovere l’infiammazione mediata dalle cellule Th17, in particolare nei soggetti fumatori, era quasi il doppio del valore RDA nel gruppo AR studiato. Il fumo di sigaretta è un riconosciuto fattore aggravante della malattia, sia per meccanismi diretti (es. tossicità dell’ossido di carbonio), sia per meccanismo indiretto di influenza sul microbiota intestinale. Il tabagismo cronico, infatti, induce disbiosi della flora batterica intestinale come provato molto recentemente (vedere l’archivio del sito per approfondimenti). Questo è responsabile di riposte immunitarie alterate e sbilanciamenti della produzione di citochine. Dato che l’AR è una malattia infiammatoria in cui le citochine giocano un ruolo centrale, si capisce che la stimolazione immunitaria indiretta tramite la via sigaretta-disbiosi diventa un fattore aggravante. Al posto del sodio (catione cellulare stimolatorio), infine, chi è affetto da AR dovrebbe spostare la sua dieta verso l’assunzione di più magnesio (catione cellulare inibitorio). Questo è possibile accedendo a frutta a verdure particolarmente ricche di questo minerale, come è possibile appurare dal Protocollo della Dieta per Autoimmunità.

Alla base del mantenimento della patologia, c’è dunque un complesso di fattori legati allo stile di vita personale, che possono essere modificati senza molti sforzi o pregiudizi. La nutrizione è uno di questi. Perché alimentazione la fa chiunque a tavola ad ogni pasto; nutrizione la fa chi deve assumere principi nutritivi che mancano o che correggono.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Prescha A et al. Oxid Med Cell Longevity 2018; Apr 5.

Kohjah HM et al. Free Radical Biol Med 2016; 97:285–291.

Jalili M et al. Internat J Prevent Med. 2014; 5(7):835–840.

Miles EA, Calder PC. Brit J Nutr 2012; 107(2):S171–S184.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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